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Libano: l’incerta sorte dello shaykh Ahmed al-Asir

Articolo di Marco Di Donato.

Forse ucciso a Yabroud, da Hezbollah o dall’esercito siriano. Forse catturato, sempre da Hezbollah o dalle forze lealiste. Forse, ipotesi tuttavia meno probabile, in fuga, ancora una volta.

Intanto la magistratura libanese ne ha chiesto la pena di morte per i reati commessi in patria. Sentenza tuttavia che potrebbe non avere più alcun senso qualora fossero confermate le indiscrezioni che vorrebbero ormai morto lo shaykh Ahmed al-Asir. Si era rifugiato in Siria per sostenere la campagna militare contro il presidente Bashar al-Assad ed anche per sfuggire alla morsa dell’esercito libanese che lo aveva persino costretto ad ingaggiare uno scontro a fuoco a Sidone per riuscire a scampare all’arresto.

Sui social network gira un’immagine che lo ritrae con gli occhi chiusi, come fosse morto ma al momento attuale non vi è nessuna conferma e nemmeno alcuna smentita rispetto alla sorte dello shaykh di Sidone. I quotidiani in lingua araba non sono unanimi nella ricostruzione di quella che sarebbero state le ultime ore di Ahmed al-Asir. C’è chi lo crede nelle mani di Hezbollah, chi lo ritiene ucciso dall’esercito siriano, altri ancora prigioniero dell’esercito siriano in compagnia dell’ex cantante Fadel Shaker che tempo fa aveva abbandonato la musica per unirsi al jihad proclamato da al-Asir.

In ogni caso sembra proprio che la sua esperienza sia in via di conclusione e che una parte del mondo sunnita libanese, la stessa che si era lasciata infervorare dai suoi acclamati sermoni, rimarrà orfana di uno dei personaggi maggiormente controversi della storia contemporanea libanese.

 


Marco di Donato

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