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Libano: Hezbollah ancora sotto tiro

Articolo di Marco Di Donato. 

Prima i missili, poi le autobombe, ora anche gli omicidi mirati. Hezbollah è chiaramente sotto attacco. Ieri sera, verso le ore ventuno, alcuni uomini armati hanno aperto il fuoco contro Hassan Hulu al-Luqais, uno dei comandanti dell’apparato militare del Partito di Dio. Mentre rientrava in casa, nella zona di Saint Therese a Beirut, l’esponente di Hezbollah è stato raggiunto dai proiettili esplosi da alcuni sconosciuti lo hanno raggiunto senza lasciargli via di scampo.

Il Partito di Dio ha immediatamente accusato Israele di essere dietro l’attentato, affermando che “dopo aver provato, e fallito, in svariate occasioni di uccidere Hassan Hulu al-Luqais”, oggi Israele ha ottenuto ciò che voleva e dovrà pagarne le inevitabili conseguenze. Dall’altra parte della Linea Blu giungono secche smentite con Yigal Palmor, portavoce del ministero degli affari esteri israeliani, che nega con fermezza ogni addebito in merito sottolineando come per Hezbollah sia “un riflesso innato” quello di accusare Israele senza prove.

Secondo il Daily Star Lebanon, un gruppo autodefinitosi “Free Sunni Brigades in Baalbek” avrebbe rivendicato la paternità dell’attacco e proprio a Baalbek si terranno oggi le esequie del “mujahid (combattente) della resistenza islamica” di Hezbollah. Secondo l’Orient le Jour (che riporta persino il tweet della rivendicazione) il gruppo era sinora del tutto sconosciuto alle cronache locali. In attesa di conoscere i mandanti di questo ennesimo omicidio in Libano, la tensione nel Paese continua a salire con quella che viene considerata come una delle più potenti e meglio strutturate organizzazioni politiche, sociali ed armate di tutto il Vicino Oriente che si trova sotto continuo e costante attacco.


Roberta Papaleo

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