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Libano, Beirut e turismo, alla ricerca dell’étoile perduta. Intervista al Dr. Georges Younis

Intervista di Katia Cerratti

Conoscere il Libano significa amarlo, rimanerne affascinati per tutto quello che offre, dalle bellezze naturali a una storia che riporta ai Fenici, dalla fierezza di un popolo che ha sopportato il peso della guerra civile e non ha perso la gioia di vivere, a città suggestive e millenarie come Byblos, madre dell’alfabeto e culla della cultura, e la stessa Beirut, inserita tra le sette  città più belle del mondo. Le sensazioni che si provano camminando tra i cedri, la spiritualità che si respira nel santuario di Notre Dame du Liban ad Harissa, la convivenza di 18 confessioni, il prestigio culturale di questo Paese, non bastano però a rendere giustizia alla macchina del turismo, schiacciata dal peso della questione siriana, dal problema del milione e mezzo di profughi siriani presenti nel paese, dalla corruzione e dall’instabilità politica. Analizziamo alcuni aspetti di questa situazione, con un esperto del settore, il Dr. Georges Younis, giornalista e storico libanese, membro della Federazione Mondiale dei Giornalisti e Scrittori di Turismo (FIJET), che mi ha gentilmente rilasciato questa intervista.

Beirut è tra le 7 città più belle del mondo secondo la classifica stilata dalla fondazione svizzera New7 Wonders Cities”.  Quale è la situazione attuale a livello turistico sia locale che dall’estero?

Beirut, o Berytus, scuola di diritto e di diritto romano, madre delle leggi, è l’immagine di una città millenaria che dal 1-beirut12.1punto di vista geografico collega il mare alla montagna libanese e alle antiche civiltà dell’oriente arabo. Una penisola storica che nel corso degli anni è diventata crocevia di mercanti, viaggiatori, orientalisti, conquistatori, un porto commerciale e una piattaforma per accedere all’Europa e al mondo intero. Capitale del Libano, Beirut è anche la capitale delle Arti, della moda, delle università, della fratellanza, della libertà e soprattutto del turismo. Purtroppo però la situazione politica colpisce il turismo sia a Beirut che nel resto del Libano. Dal 1975, il turismo in Medio Oriente è nel degrado totale. Gli emigrati libanesi ne approfittano per fare vacanze in famiglia. Da prendere in considerazione anche il turismo religioso che attualmente è vivace.

Quanto e come ha inciso l’instabilità politica sul turismo in Libano?

L’instabilità politica in Libano colpisce tutto il paese e soprattutto il turismo. Attualmente i promotori turistici non trovano il momento giusto per investire in questo settore, malgrado gli sforzi del governo e del ministero. Oltre alla guerra in Siria e al boicottaggio politico dei Paesi Arabi, lo Stato non è in grado di rinnovare le leggi e le infrastrutture turistiche, affrontare i problemi che colpiscono l’ecologia, le strade e il patrimonio turistico. Per i libanesi è un periodo di transizione che precede un nuovo boom del turismo in Libano. In Europa, questo stesso settore turistico, è turbato dall’emigrazione dei rifugiati siriani e dal terrorismo.

Quali sono secondo lei gli elementi che impediscono al Libano di trovare una stabilità politica?

In Libano, è il multipluralismo che, in correlazione con la geopolitica del paese e dell’intera regione, influisce sulla pace. La stabilità politica è basata sul consenso tra le frazioni comunitarie che vivono insieme su una piccola area in cui convivono musulmani e cristiani. Le difficoltà nel dialogo nazionale tra le comunità così come l’interazione e l’interferenza politica straniera dei paesi vicini o delle forze internazionali, distruggono la stabilità politica. Alcuni esempi: il problema palestinese dal 1948, gli emigrati palestinesi, ultimamente la questione della Siria e degli emigrati siriani. La struttura politica del Libano è troppo delicata e fragile per un piccolo paese, un’oasi di pace e di libertà, un esempio e un paradigma raro in tutto il mondo.

Libano La foresta dei cedri di Dio 2La foresta dei Cedri è patrimonio dell’Unesco, Byblos nel 2014 è stata insignita della Mela d’oro dalla FIJET, e l’Organizzazione mondiale del turismo, in collaborazione con l’Académie des prix d’excellence arabe, l’ha scelta come migliore città del turismo arabo per l’anno 2013. Malgrado ciò, molti all’estero associano il Libano solo a macerie, pericolo e guerra. C’è qualcosa che non funziona nei media e quale ruolo giocano nei confronti del turismo?

I Cedri e Byblos costituiscono due elementi del patrimonio culturale e turistico del Libano. Questo patrimonio è sempre in pericolo poiché dipende dal buon funzionamento della politica nazionale e internazionale. Alcuni media libanesi e stranieri possono nuocere alla promozione turistica, ma a parte i media, sul Libano influiscono la guerra in Siria e le sue interazioni e impregnano il nostro turismo di false illusioni.

 Byblos
Byblos

Nelle ultime elezioni municipali il sostegno ai partiti tradizionali è venuto meno, evidenziando una volontà di cambiamento per superare la corruzione, la mancanza di giustizia e di sicurezza. Come potrebbe incidere sul turismo questa inversione di rotta?

Il turismo è un settore molto sensibile alle manipolazioni politiche, alla corruzione, alla mancanza di giustizia e di sicurezza. Questo si verifica in tutte le democrazie soprattutto dopo una guerra civile che dura in Libano dal 1975. La nostra è una politica di guerra, così come l’economia e il turismo. Il governo, il ministero del Turismo e il settore turistico privato, si sforzano di attenuare le tracce della guerra e i danni che ne derivano. Il libanese, consapevole di questa situazione, si assume la responsabilità delle sequenze di eventi all’interno del paese, lavora malgrado gli inconvenienti e con mezzi propri per cambiare questa situazione critica.

Secondo lei c’è il rischio che Hezbollah possa condurre il Libano verso una situazione come quella siriana?

Non si può prevedere il risultato delle azioni di Hezbollah libanese senza essere al corrente delle manipolazioni politiche nazionali, regionali e internazionali della guerra in Siria. Hezbollah, che è un partito politico, una forza sociale e economica importante in Libano, come Resistenza che difendeva il Libano del Sud, si assume la responsabilità delle sue iniziative di fronte al governo e al popolo libanese, del suo sostegno allo Stato siriano nella sua guerra, per ragioni politiche e strategiche. Va detto che i libanesi cristiani e musulmani attribuiscono grande importanza al multipluralismo basato sulla libertà e sulla pace. Hezbollah, consapevole di questa eredità e di questo patrimonio libanese, può, a mio avviso, fermare in tempo questa sfida pericolosa per ridurre il rischio di perdere il Libano e la causa palestinese.

La storia del Libano riporta ai Fenici e i libanesi sono fieri di esserne diretti antenati. Pensa che tale fierezza possa stridere con il concetto di identità nazionale e di nazione araba, con annesso il rischio di alimentare le già numerose divisioni etniche presenti nel paese?

I Fenici fanno parte dell’identità libanese islamo-cristiana, è la storia dei popoli che vivono in un paese crocevia, in cui la geopolitica permea la loro vita dall’antichità ai giorni nostri. E’ la sfida della geo-storia dei luoghi, una montagna che blocca il deserto e le antiche civiltà e si apre con la sua sponda verso l’orizzonte. E’ il risultato della creazione dell’alfabeto, del commercio e dell’esplorazione. Di contro il Libano è una terra santa e la gente è cordiale, una formula democratica originale forgiata nel tempo dal dolore e dalla sofferenza. La costituzione si è presa cura dell’identità libanese e della nazione araba. Il consenso nazionale ha preso in considerazione le diverse etnie. Il popolo libanese, in cerca di libertà e di pace, ha coltivato questa terra santa, ha voluto vivere sulle pendici della montagna e ai confini delle pianure, nella serenità e nella preghiera dei monaci dei conventi, degli eremiti dei santuari, degli asceti e degli Imam di moschee e Maqâms. Fianco a fianco hanno forgiato questo paese meraviglioso con amore, e perseveranza. Questo allontana il rischio di divisioni.

Banche, cultura, commercio e prestigiose università. Dove sta andando il Libano e quante possibilità ha di tornare ad essere la Svizzera del Medio Oriente?

Santuario Notre Dame du Liban
Santuario Notre Dame du Liban – Harissa

I Fenici hanno fatto i primi passi. Il Libano è una presenza nel mondo, le banche, la cultura, il commercio e le università sono fattori importanti che hanno modellato la personalità del Libano e dei libanesi. La resistenza del popolo, malgrado le guerre tra gruppi etnici differenti,  ha potuto conservare la propria neutralità in Europa. Il segreto bancario in Libano non è più rigido, le transazioni attualmente dipendono dalla mondializzazione e dal controllo americano. Malgrado momentaneamente il Libano non possa più essere la Svizzera d’Oriente, né essere neutrale a causa della sua congiuntura regionale, la sua presenza nel mondo degli affari, la sua influenza, l’emigrazione di cervelli libanesi, la sua eredità luminosa di popoli che hanno vissuto sul suo territorio, lo hanno reso un patrimonio internazionale, un paese di messaggi, di dialogo tra le culture. E’ una étoile che brilla sulla costa orientale del Mediterraneo.

Georges Younis è Fondatore e Presidente dell’Associazione Libanese del Turismo “A.L.T.”, è membro della Federazione Mondiale dei giornalisti e scrittori di turismo “FIJET”, membro esecutivo della Federazione dei Sindacati del turismo in Libano, Segretario congiunto della Federazione Araba dei Giornalisti e Scrittori di viaggio “Fajet”, membro del Comitato Consulente del Ministero del Turismo in Libano. Si è laureato in Scienze Politiche alla Saint Joseph University di Beirut nel 1975,  ha un dottorato in Storia, disciplina di cui è sempre stato grande appassionato e studioso, e ne sta concludendo uno in Scienze Politiche.

 

 

 

 

 


Katia Cerratti

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