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Libano: artisti siriani alla BIPOD esorcizzano la guerra

bipodDaily Star Lb (05/05/2013). Per alcuni artisti siriani Beirut è oggi un luogo in cui poter esorcizzare i demoni che si portano dietro dal conflitto in atto. Ne è un esempio la Beirut International Platform of Dance, BIPOD, in cui lo scorso mese 11 coreografi siriani hanno presentato i loro progetti. Una delle performance, dal titolo “My brother, the war and me”, vede un ballerino strisciare sul palco con le mani legate, affrontare ombre che rappresentano le truppe del regime siriano. “La cosa che più conta per me è mostrare la sofferenza degli esseri umani,” ha detto all’AFP il coreografo Ayass Moqdad. L’artista trentaduenne ha preso lezioni di danza presso l’Alto istituto di Arti dello spettacolo di Deraa – città considerata la culla della rivolta siriana. Dopo cinque mesi dall’inizio del conflitto, ha lasciato la sua terra per trasferirsi in Belgio. Hussein Khodur, altro artista del ballo, vive ancora a Damasco e crede che “la guerra ci spinge a creare”. Una volta si è trovato a ballare sui vetri rotti dopo un’esplosione vicina al suo istituto.

C’è poi Mithqal Alzghair, coreografo di trentadue anni che ha studiato all’Alto istituto di Arti drammatiche di Damasco. Nella sua opera dal titolo “Between revolt and death”, due ballerini sospesi grazie a dei cavi ai polsi si muovono in una lenta, silenziosa danza a mezz’aria. D’un tratto giungono in scena echi di spari, seguiti dalle voci di militanti. I due ballerini si rannicchiano, si abbracciano e pochi secondi dopo uno di loro cade con un tonfo sul palco. “Mi sono chiesto come la danza, che coinvolge il corpo, possa evocare la morte, i corpi inerti che vediamo in tv,” spiega Alzghair, “questo è il mio modo di prendere parte a ciò che sta avvenendo nel mio Paese”.

Dal coreografo e ballerino libanese che ha fondato la BIPOD, Omar Rajeh, giunge un commento su questi artisti: “La cosa bella è che, malgrado le difficoltà, vogliono produrre qualcosa: è vitale che sia loro permesso di esprimersi sul palco”. Altri artisti siriani stanno lavorando come camerieri nei caffè di Harma (Beirut) per sbarcare il lunario. Alcuni usano il proprio talento per vivere, come Bassem al-Sayyed che per tutto lo scorso anno ha disegnato ritratti a carboncino dei passanti di Sidone, la più grande città del Libano meridionale. “Ogni ritratto costa 14 dollari e con quei soldi aiuto la mia famiglia ad Aleppo,” dice oggi, “Disegnare mi fa dimenticare che sono in esilio”.

Claudia Avolio

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