Politica

Lezione di inizio d’anno

Voglio iniziare bene quest’anno di lezioni di cultura araba.

Dalla letteratura ai fatti reali. Chi meglio degli scrittori arabi per parlare della storia dei loro paesi? Una storia vissuta sulla loro pelle che spesso li ha costretti ad emigrare ma che proprio per questo ha fatto conoscere i loro romanzi, i loro saggi, le loro poesie ad un pubblico mondiale.

Oggi partiremo dal libro di Nasr Hamid Abu Zayd ” Una vita con l’Islam” per capire i cambiamenti dell’Egitto dagli anni quaranta del Novecento ai giorni nostri attraverso la vita di un egiziano figlio del delta del Nilo, istruito alla scuola coranica che diventa docente di Letteratura Araba all’università del Cairo. Il suo amore per la lingua araba lo ha reso testimone della più bella tradizione araba, e la sua devozione all’Islam lo ha spinto a valorizzare al meglio la comprensione del testo sacro dei popoli musulmani. L’intelligenza di quest’uomo unita agli studi di ermeneutica in Occidente lo hanno portato a credere nell’importanza della critica del Corano.

Zayd scrive ”  Il pensiero religioso non può sottrarsi alle leggi che reggono il movimento del pensiero umano poiché il suo oggetto – la religione- non può in alcun modo conferirgli il proprio carattere sacro e assoluto……. la religione è costituita dall’insieme dei testi sacri stabiliti storicamente, mentre il pensiero religioso consiste negli sforzi umani di comprendere questi testi e di interpretarli correttamente. In queste condizioni, è naturale che gli sforzi intellettuali umani differiscano da un’epoca all’altra, da un ambiente – inteso in senso sociale, storico, geografico, etnico – all’altro, ma anche da un pensatore all’altro all’interno di una certa epoca e in un determinato ambiente ”

Le posizioni di Abu Zayd gli hanno procurato un processo per apostasia che nel 1995 che lo ha condannato all’esilio in Olanda dove oggi insegna islamistica presso l’università di Leida.

Nasr Hamid Abu Zayd è figlio di quell’Egitto intensamente religioso in cui è nato il movimento dei Fratelli Musulmani ma anche profondamente critico che ha lottato contro la colonizzazione britannica e la monarchia di re Faruk, quell’Egitto che ha visto la nascita di partiti laici e libarali che hanno lottato per ottenere la democrazia e l’uguaglianza sociale. Un Egitto che però è stato teatro di quella storpiatura tutta araba che ha fatto prevalere un liberismo sfrenato che ha prostrato il paese ed un cieco fondamentalismo islamico che non ha nulla a che fare con la religione tradizionale.

Caduto Mubarak, il Fratelli Musulmani si sono appropriati della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011 ed oggi sembra che una democrazia giusta per il popolo egiziano sia ancora lontana da venire.

 

Enrica Schivardi

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