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L’Europa e l'”olocausto Marino”

Opinione di Al-Quds Al-Arabi (09/11/2014). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

L’Unione Europea ha adottato una nuova politica che si distanzia dalla logica precedente di accoglienza e soccorso per quegli arabi pronti ad intraprendere il cosiddetto “viaggio della morte”. “Triton” è il nome ad essa attribuita il cui obiettivo consiste nel semplice controllo delle frontiere e non nel salvataggio e ricerca di navi affollate di donne, bambini e famiglie povere.

Una politica del “lasciateli annegare” quella europea, che vuole inviare un chiaro messaggio a chi osi imbarcarsi in una simile impresa. Una politica però fallimentare se ricordiamo quanto accaduto solo lo scorso anno, quando la morte di ben 3300 immigrati non ha impedito ad altre decine di migliaia di correre lo stesso rischio.

Diverse sono le ragioni. La prima e la più naturale è proprio la fuga dalla morte. A cui segue una situazione politica oppressiva nella terra d’origine. E ci riferiamo a Paesi come la Siria o l’Iraq, dove la macchina infernale della morte accoglie a sé sempre più vittime e a cui si sovrappone la nuova guerra fredda tra Russia e America, o guerre regionali incentrate sul settarismo e che alimentano grandi e piccole aspirazioni dei potenti di turno.

È noto che il coinvolgimento europeo nelle vicende del mondo arabo e islamico ha una valenza puramente funzionale, economica o mediatica. Un primo esempio è da attribuire alla lotta contro l’Iraq alle dipendenze di Saddam Hussein. Il ritratto mediatico del dittatore come minaccia universale per il possesso di armi di distruzione di massa ha spinto all’epoca diversi Paesi europei a dare asilo ad un ingente numero di rifugiati iracheni, lasciati poi al loro destino in seguito alla distruzione del Paese.

La minaccia odierna è costituita dallo “Stato Islamico” o Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) che sfida qualsiasi esercito internazionale o regionale alle dipendenze americane e che l’Europa si trova a servire. Ad esso fa seguito il pericolo di accesso nel proprio territorio a diverse sette religiose. Ecco il fine ultimo del nuovo orientamento europeo: sbarazzarsi di sette religiose e sociali che minano gli standard di vita europei.

La storia si ripete. Dopo l’olocausto o lo sterminio degli ebrei, la relativa ghettizzazione e la formazione dello Stato di Israele, che segna oggi il destino dei palestinesi e del Medio Oriente, segue l’olocausto marino. L’Europa risponde allo stesso modo e decide di ignorare le cause principali della questione.

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Roberta Papaleo

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