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Lettere da Washington a Giordania e Abbas: spostamento dell’ambasciata posticipato, gioco del martello Trump con Netanyahu e discorso su Gerusalemme Ovest

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In un paese come la Giordania che dal punto di vista geopolitico è il più vicino alla questione di Gerusalemme, sorge una domanda tecnica: di quale Gerusalemme stanno parlando esattamente gli americani?

Di Bassam Al-Badarin. Al-Quds Al-Araby (07/12/2017). Traduzione e sintesi di Flaminia Munafò.

Insieme all’Autorità Palestinese, la Giordania sta affrontando il confronto diplomatico anche se il presidente Abbas si lamenta della “mancanza di intraprendenza” di Amman. Tra i vari consigli a disposizione, c’è quello di concentrarsi sulla posizione turca evitando di scommettere su quella araba, una scelta dettata dalla debolezza dell’esercito arabo e dalla scarsità di margini di manovra e di iniziativa. Ciò che ha toccato maggiormente Amman è l’invito di Washington ad approfondire i dettagli successivi alla trasformazione della decisione di Trump, nello specifico, l’inchiesta sulla definizione geografica di Gerusalemme che, secondo quanto sostenuto dal presidente americano, implica di “aderire alla realtà”.

Ad Amman sono arrivati chiari messaggi dallo staff di Trump: Gerusalemme Ovest sarà l’unica capitale di Israele e la messa in atto della risoluzione dopo l’annuncio politico ufficiale fa parte di un progetto più ampio che include l’operazione di pace che porterà alla fine del conflitto. L’obiettivo della risoluzione, secondo i messaggi americani, sarebbe mettere in imbarazzo la destra israeliana ed esercitare pressione su di essa. Il tutto farebbe parte di un piano globale per riprendere i negoziati e invertire la precedente decisione di Trump sull’opzione della “soluzione a due stati”.

Un politico giordano ha domandato all’ambasciatore americano ad Amman di quali due stati si parla ora e ha aggiunto che se davvero l’ambasciata sarà spostata a Gerusalemme, sarà l’inizio di una terza intifada. Senza parlare di Netanyahu, che coglierà l’occasione a suo vantaggio ponendo fine al tentativo di risoluzione politica.

Da un punto di vista politico diverso, lo staff di Trump vuole che paesi alleati come la Giordania appoggino la decisione del presidente senza lamentarsi. Ci sono però due questioni: la prima è il limite di tempo per attuare la risoluzione; la seconda è la ridefinizione dei confini di Gerusalemme che diventerà la capitale di Israele sotto il riconoscimento presidenziale degli Stati Uniti. Gli americani dicono anche che Trump utilizzerà il suo martello per imporre l’operazione di pace semplicemente annunciando di spostare l’ambasciata.

Mentre Amman si prepara ad accogliere un dialogo approfondito al margine della visita del re Abdallah II in Turchia, la parte americana non considera assolutamente le risoluzioni di legittimità internazionali. Lo spostamento dell’ambasciata significa opprimere qualsiasi speranza di una risoluzione politica e tornare al radicamento del conflitto ostacolando ogni tentativo di normalizzazione e sistemazione regionale.

Bassam Al-Badarin è un corrispondente di Al-Quds Al-Araby ad Amman che segue le tematiche giordane e palestinesi.

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