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L’Egitto e le sfide della sua politica estera

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (18/06/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

La nomina del nuovo ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukri, già criticato per i suoi contatti strategici con Washington, è stata accolta con stupore, rafforzando l’opinione che l’avvicinamento tra l’Egitto e gli Stati Uniti fosse già iniziato con Nabil Fahmi, il predecessore di Shoukri. Nello specifico, rinvigorire i legami con gli americani significa far riprendere l’afflusso di aiuti militari utili per combattere il terrorismo e ridefinire il ruolo dell’esercito egiziano come forza di difesa regionale profonda se le truppe americane non dovessero intervenire direttamente in Medio Oriente.

Un altro punto focale della politica estera egiziana è la questione palestinese. Infatti, durante il Forum dei Ministri degli Esteri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), Shoukri ha dichiarato che l’Egitto sosterrà tutti i diritti del popolo palestinese, o in altre parole, la fondazione di uno Stato entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale.

Oltre a ciò, il sostegno di Shoukri al governo di unità nazionale palestinese e alla proposta di creare un gruppo di contatto ministeriale tra l’Autorità Palestinese e l’OCI ha fatto entrare in una nuova fase il “discorso ufficiale” egiziano relativo alla Palestina. Tuttavia, rimangono ancora molti dubbi sugli effettivi provvedimenti che verranno intrapresi. In modo particolare, quale forma assumeranno le relazioni tra l’Egitto, l’Autorità Palestinese, gli Stati Uniti e la Russia? Si tratterà di un’effettiva collaborazione? Come (e se) si svilupperanno i legami con Hamas, attualmente interrotti, e con Israele ? E tra Shoukri ed El Sisi? Verrà regolamentata l’apertura del varco di Rafah?

Anche i rapporti con l’Iran hanno assunto un nuovo carattere. Infatti, le congratulazioni di Teheran per il risultato delle elezioni presidenziali arrivano insieme all’ammonimento dell’Incaricato d’Affari iraniano in Egitto per essersi opposto a questo orientamento. Il vice ministro degli Esteri iraniano, infatti, aveva annunciato che l’Iran è pronto ad aiutare l’Egitto e aveva proposto di riunire un G4 mediorientale con la partecipazione dell’Arabia Saudita e della Turchia, mettendo in guardia l’Egitto, però, dallo stringere un’alleanza troppo stretta con i sauditi e con gli americani.

Dal punto di vista dei paesi del Golfo, anche il Qatar ha espresso l’apprezzamento per la decisione del popolo egiziano alle elezioni presidenziali, sottolineando la necessità di aprire nuovi canali di dialogo tra i due Paesi, nonostante le divergenze di amministrazione.

Per quanto riguarda la crisi siriana, invece, sarà capace il Cairo di giocare un ruolo influente per raggiungere importanti obiettivi, come un immediato cessate il fuoco e l’afflusso di aiuti umanitari? Infine, come affronterà la diplomazia egiziana la sua prolungata assenza in Africa e in modo particolare nella Valle del Nord e in Sudan, dove Israele e l’Iran hanno avuto sempre più voce in capitolo?

La nuova amministrazione avrà il coraggio di affrontare con visione e volontà politica tutti questi fattori d’equilibrio regionali?

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Roberta Papaleo

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