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L’Egitto e l’intimidazione ai media

Di Tariq Alhomayed. Asharq Al-Awsat (4/12/2012). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

In passato, durante l’era Mubarak, sono stato tra quelli che hanno criticato i media egiziani, ma oggi no. Oggi dobbiamo difenderli!

Nel corso delle manifestazioni a sostegno del potere del Presidente egiziano, i Fratelli Musulmani e dei Salafiti hanno alzato una bandiera con volti noti dei media egiziani e questa frase: “Il liquame che ha inondato le case egiziane!”, parafrasando un celebre titolo di al- Masry al-Youm che elogiava i martiri all’indomani della rivoluzione del 25 gennaio: “Le rose sbocciate nei giardini d’Egitto”. Dobbiamo difendere i media egiziani pur con i loro difetti, come l’istigazione e l’esagerazione che hanno caratterizzato la copertura di quell’evento, come pure le accuse contro chi era critico e cercava di mettere in guardia contro il progetto di colpo di stato dei Fratelli Musulmani. Cosa resta delle istituzioni egiziane se si minacciano i media, la magistratura è sotto assedio, la costituzione diventa un monopolio e gli artisti sono terrorizzati? Su quali basi si intende costruire uno stato civile?

Credo fermamente in norme che regolino i media dal punto di vista legale, etico e professionale, ma sono contro ogni forma di intimidazione, anche attraverso ricatti, insulti e atti diffamatori. Appoggiare il progetto dei Fratelli Musulmani è stato l’errore più grande dei media egiziani: cercando di tenere il passo con le forze rivoluzionarie, hanno seguito la voce più forte ma così hanno rinunciato al loro ruolo, cioè porre questioni serie e fare informazione in modo esatto.

Tutto ciò la dice lunga sul futuro dell’Egitto, dove è in atto una campagna di demolizione o al limite assoggettamento delle istituzioni. È qualcosa che nemmeno Mubarak ha fatto. I Fratelli Musulmani definiscono i media “liquame”, la magistratura “corrotta” e tutti quelli di piazza Tahrir “criminali”. Quello che sta accadendo è preoccupante e indica che l’Egitto sta seguendo la stessa strada dell’Iran dopo la rivoluzione khomeinista. Ma ancor più preoccupante è l’azione araba di falsificazione ad opera di esponenti dei media ed intellettuali, per favorire il colpo di stato.

http://www.aawsat.com/leader.asp?section=3&article=707280&issueno=12425


Cristina Gulfi

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