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È nata tre quarti di secolo fa e ha già bisogno di ringiovanirsi!

lega araba
La Lega Araba nasce per rappresentare un sistema regionale arabo coeso che garantisce benefici a tutti i suoi membri ma la realtà è ben diversa

Di Mohamed al-Rumaihi. Sharq al-Awsat (14/04/2018). Traduzione e sintesi di Sabrina Campoli.

Il titolo dell’articolo potrebbe sembrare ambiguo, ma quello che viene percepito dal suo lungo decorso è ancor più ambiguo nel suo ruolo e nei suoi doveri, piuttosto che nel titolo stesso.

Nata 75 anni fa, la Lega Araba è stata proclamata il 22 marzo 1945 nel Zaafarana Palace del Cairo. Il suo statuto stabilisce “la creazione di una patria araba nel rispetto della sovranità dei membri”, “non è consentito usare la forza per risolvere le controversie interne”, e aggiunge, “non è permesso seguire una politica estera che offenda la politica della Lega Araba”.

Bisogna notare che i cosiddetti Protocolli di Alessandria, in apertura dello statuto, decretano due risoluzioni speciali, una per la Palestina, l’altra per il Libano. Questi due paesi però, costituiscono ancora oggi un “problema” arabo; il primo è una lotta continua senza grandi successi; il secondo afferma l’importanza dell’indipendenza del Libano, ma oggi le decisioni sovrane del Paese sono principalmente guidate da Teheran.

La Lega Araba doveva rappresentare un sistema regionale arabo coeso con benefici per tutti i suoi membri, ma nella realtà, non è così. Nei primi tre decenni della sua fondazione, i sette Stati indipendenti sostennero totalmente e parzialmente i restanti paesi che stavano facendo i conti con l’“altro colonizzatore”, nonché la Gran Bretagna a est e la Francia a ovest, fino a quando il dominio occidentale ebbe fine e la sua influenza diminuì.

Oggi invece, il pericolo non è più rappresentato dalle potenze occidentali, ma da quelle vicine ai Paesi arabi. Il ventinovesimo vertice della Lega Araba è stato spostato da Riyadh a Dhahran e i media si sono affrettati a giustificare questo episodio perché la città saudita è “lontana dai missili Houthi!”; ma non è lontana dall’Iran, che invece rappresenta un vero problema per l’intero sistema arabo. Sono gli stessi media che promuovono uno scontro sunnita-sciita, anche questo lontano dalla verità, perché l’Iran ambisce ad un nazionalismo persiano e non ricorre ad una copertura sciita, mettendo a rischio l’intera nazione; è la Turchia che vuole espandersi sotto il vessillo dell’Islam politico sunnita, in un progetto nuovo e nazionale.

Alla luce di questi due disegni, la soluzione sembrerebbe quella di ricostruire un’alleanza politica araba e ringiovanire la Lega stessa. L’obiettivo è quello di una nuova coalizione che allontani le espansioni dei progetti regionali, promuova la pace e la sicurezza che è nell’interesse di tutti i paesi arabi. Il vertice, quindi, non deve essere un vertice di cortesie, ma un vertice di riforme che abbia come fine quello di costruire l’alleanza desiderata.

Mohamed al-Rumaihi è scrittore, ricercatore e professore di psicologia presso l’Università del Kuwait.

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