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Le spose di Daesh al vaglio delle leggi democratiche occidentali

terrorismo
Quale giustizia dovrà giudicare le mogli e i combattenti di Daesh?

Editoriale di al-Quds (25/02/2019). Traduzione e sintesi di Mario Gaetano.

Alcuni Paesi come Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e Australia stanno affrontando problemi di natura politica, legale e di sicurezza a causa delle centinaia e forse migliaia di loro compatrioti che hanno militato nelle file di Daesh in Iraq e in Siria.
Le problematiche derivano dal fatto che i loro cittadini stanno ritornando nei rispettivi Paesi, dato che la sconfitta di Daesh è molto vicina. I Paesi sopra menzionati non dispongono di leggi sufficienti, o di condizioni tali per prendersi cura di questi militanti, o non dispongono di mezzi per tenerli sotto stretta sorveglianza in attesa del processo.
Questo spiegherebbe perché alcuni governi occidentali insistono sul fatto che i combattenti siano processati nei Paesi in cui hanno combattuto.
I rapporti del “Centro internazionale per gli studi sull’estremismo” stimano che il numero dei combattenti stranieri nelle fila dell’ISIS siano quasi ventimila, di cui cinquemila sono stranieri e le donne con figli siano meno di cinquecento cinquanta.
Il problema che si riscontra tuttavia è: come trattare le mogli dei combattenti? Se l’unica colpa di queste donne è stata quella di sposare un combattente dell’ISIS?
Certamente il problema non si può risolvere come intendono fare i governi occidentali, cioè lasciare che siano i governi di Iraq e Siria a giudicarli per i loro misfatti. Infatti, il primo dispone a mala pena di un sistema giuridico quasi efficiente e incorruttibile. Quanto al secondo, è uno Stato in balia di cinque occupazioni, di decine di milizie e gruppi terroristici, per non parlare del fatto che possiede una struttura giuridica inadeguata, di conseguenza è sciocco parlare di giudizio e giudici.
L’idea di togliere la cittadinanza a coloro che hanno militato nell’ISIS non sarà sufficiente, e poi come si può toglierla alle donne e ai bambini? Quale sarà l’orientamento delle Corti di cassazione e Corti costituzionali quando si farà appello alle sentenze? Se le autorità di questo o quel Paese cancelleranno la cittadinanza mista, che ne sarà di coloro che hanno una sola cittadinanza?
L’unica soluzione per queste problematiche è politica, ogni combattente deve essere giudicato secondo le leggi del suo Paese, nel quale l’appello e il ricorso sono un diritto sancito dalla costituzione.
Alla luce di ciò, il problema delle “spose di Daesh” può essere risolto solo se le democrazie occidentali iniziano a considerare responsabili le mogli per i misfatti commessi dai mariti, ma le democrazie occidentali non sembrano orientate in tal senso, e preferiscono piuttosto parlare di istigazione all’estremismo.

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