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Le sanzioni amministrative di Israele contro i palestinesi di Gerusalemme Est

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Di Daoud Kuttab. Middle East Monitor (03/11/2015), Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Gerusalemme Est deve far fronte a varie sfide e difficoltà. I 300.000 palestinesi di Gerusalemme sono stati tagliati fuori dal processo politico iniziato con gli Accordi di Oslo e non è stato permesso loro di avere una leadership.

Mentre i palestinesi di tutte le altre comunità della Cisgiordania si sono lentamente mossi verso la creazione di un’entità statale, Gerusalemme è rimasta immobile. Tutti i palestinesi hanno ricevuto i loro passaporti e hanno partecipato alla vita politica, tutti tranne quelli di Gerusalemme dove la situazione non ha fatto altro che peggiorare.

Gli sforzi per separare Gerusalemme Est dal suo entroterra naturale includono un muro di cemento di 8 metri e ordini che vietano ai palestinesi di avere legami con la loro leadership legittima a Ramallah. I permessi per costruire all’interno di Gerusalemme continuano ad essere rari e lo sviluppo economico ha ricevuto un brutto colpo quando la popolazione arrivata nella città dalle zone e dai villaggi circostanti ha avuto improvvisamente bisogno di permessi dall’esercito israeliano per poter entrare.

Forse il problema più grande della popolazione di Gerusalemme Est era, ed è tutt’ora, la mancanza di garanzie per poter vivere nella propria città natia. Da quando Israele ha occupato e annesso (illegalmente) Gerusalemme Est nel 1967, è stata posta una condizione arbitraria e razzista secondo la quale la popolazione araba palestinese non avrebbe dovuto superare il 28% della demografia cittadina.

La vasta maggioranza dei palestinesi residenti a Gerusalemme non vengono considerati come “cittadini”, ma come meri “residenti” che possono continuare a vivere nella loro città fin quando non violano i loro diritti di residenza. Uno dei motivi principali per cui si può perdere la residenza è la problematica del dove si vive. Se, per una qualsiasi ragione, si decide di vivere al di fuori della città per un lungo periodo, si può perdere il diritto di vivere all’interno. Tra il 1967 e il 2011, più di 14.000 palestinesi di Gerusalemme hanno perso il loro diritto di residenza in questo modo. Da allora, altre centinaia si sono aggiunti alla lista.

Due anni fa gli Israeliani hanno moltiplicato le cause politiche e di altro genere che provocano la perdita della residenza. Quattro palestinesi di Gerusalemme Est che avevano guadagnato dei seggi nel Consiglio legislativo palestinese nel 2006 stanno ora lottando per il loro diritto a vivere nella città a causa della lista elettorale di cui facevano parte. Le elezioni si sono svolte sotto la supervisione internazionale e autorizzate da Israele. Ma dato che la lista pro-islamica era vista come un’affiliata di Hamas, quando è scoppiata la guerra tra Israele e Hamas a Gaza, questi parlamentari eletti sono stati puniti con la deportazione e i loro diritti di residenza revocati.

Israele chiama questo tentativo di svuotare lentamente Gerusalemme dai suoi residenti lo “schema di trasferimento”. I palestinesi si vedono rifiutare quotidianamente i permessi di costruire perché non fanno parte di un programma a zone del tutto discriminatorio che ignora i quartieri di Gerusalemme Est mentre complessi residenziali nella parte occupata di Gerusalemme sono approvati in quattro e quattr’otto.

Dato che i quartieri arabi non sono presi in considerazione, le comunità locali sono obbligate a costruire illegalmente. Di conseguenza, diversi proprietari hanno visto la loro casa distrutta per aver contravvenuto alle leggi cittadine. Tutto questo accade mentre Israele moltiplica gli insediamenti a Gerusalemme Est violando la legge internazionale.

Si assiste a una vera e propria “giudaizzazione” della città, messa in atto dal governo, dalla polizia, dalle corti, dai coloni, dai gruppi radicali e dai membri della Knesset.

Ora il governo israeliano sta modellando un’altra forma di sanzione collettiva contro i palestinesi di Gerusalemme Est: Il primo ministro Netanyahu ha statuito che i residenti di Gerusalemme che abitano al di là del muro costruito arbitrariamente, potrebbero perdere il loro diritto di residenza. La barriera di separazione ha diviso molti quartieri di Gerusalemme, lasciando circa 80.000 gerosolimitani dalla parte “sbagliata”.

Non è chiaro se la punizione del popolo di Gerusalemme raggiungerà i risultati desiderati. Le linee guida del 1995 che obbligavano i gerosolimitani a provare la loro connessione con la città per poter mantenere il loro diritto alla residenza hanno avuto come risultato un movimento di massa della gente verso la città. Se le intenzioni attuali di Israele diventassero una linea programmatica, c’è da aspettarsi che molti dei palestinesi che vivono al di là del muro tornino in città, anche se questa scelta costerà loro cara. La gente, pur di non perdere il suo diritto di residenza, sarà pronta a vivere da amici e da familiari. Un esodo di questo genere provocherà il risultato opposto a quello voluto da Israele che cerca di trovare degli escamotage amministrativi per ridurre la popolazione araba di Gerusalemme.

Daoud Kuttab è un premiato giornalista palestinese ed è ex professore di giornalismo all’università di Princeton.

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Chiara Cartia

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