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Le proteste del Governo in Egitto

Di Mohammed Salah. Dar al-Hayat (11/11/2012). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Una delle sorprese della rivoluzione egiziana è la presenza di un regime che incoraggia o partecipa alle proteste contro le forze all’opposizione. Alcuni giorni fa, in piazza Tahrir, gli islamisti hanno domandato l’implementazione della Shari’a, e nel frattempo continuano a dichiarare apertamente o ad insinuare che tutti gli oppositori sono contro l’islam. Ancora più singolare è che il Governo continua a chiedere alla gente di lavorare, di essere produttiva e di sostenere le dure condizioni di vita, almeno  fino a quando non inizierà la rinascita, e di dare al Governo la possibilità di lavorare con calma per risolvere i problemi del Paese. Tuttavia, di tanto in tanto la gente è sorpresa dalle forti proteste condotte dal Governo contro l’opposizione!

Il problema del sistema egiziano, prima della rivoluzione e dopo la caduta di Mubarak, è che non riesce a dare alla gente la speranza in una situazione migliore circa la libertà, il lavoro pubblico, l’azione politica e anche per quanto riguarda la vita di tutti i giorni. La rivoluzione ha effettivamente imposto una nuova realtà che nessuno può spezzare, prevenire le proteste o reprimere l’opposizione è così diventato difficile se non impossibile. L’attuale situazione egiziana non corrisponde alle ambizioni delle persone che si sono ribellate e gli egiziani non capiscono le ragioni per cui il presidente, il partito al governo, o il gruppo a cui appartengono non sono ancora riusciti ad affrontare in modo puntuale i peccati dei regimi precedenti e a rispondere alle speranze che i cittadini hanno riposto nella rivoluzione. Il popolo non riesce a capire il motivo per cui ogni volta che il presidente prende una decisione e poi non riesce ad attuarla, gli islamisti mettono in scena delle proteste per sostenere la sua posizione. Tutto ciò fa sembrare il Governo incapace di utilizzare i meccanismi a disposizione e pronto a violare la legge risultando debole e confuso agli occhi del popolo.

Questo va al di là della questione della Costituzione, che ogni gruppo politico sta cercando di influenzare con lo scopo di ottenere delle clausole che corrispondano ai principi del gruppo di appartenenza. Ogni gruppo politico ignora l’esistenza di altri gruppi all’interno della società, ignora che la rivoluzione non è nata per sostenere un gruppo contro gli altri o imporre un’opinione sulle altre, cosa che ha reso la società divisa, ostile, e caotica invece di pluralista, pacifica e civile. Non c’è una scuola che insegna le regole del governo o quelle dell’opposizione. Si tratta di competenze che possono essere acquisite solo attraverso la pratica, sempre che le parti interessate siano disposte ad apprenderle. Lo sono?


Ilaria Antoniello

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