Daesh Zoom

Le mogli dei capi Daish allo scoperto

Di Ilias Harfush. Al-Hayat (01/02/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Siamo stati abituati alla durezza e volgarità dei capi di organizzazioni terroriste, quali Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) e il Fronte al-Nusra, nei confronti delle proprie vittime e dei rispettivi familiari. Abbiamo conosciuto la loro percezione delle donne, come giovani da vendere o strumenti di divertimento.

Nell’ultimo periodo, però, una tale percezione è stata indebolita allorché le loro donne o mogli hanno invaso la scena mediatica. E in loro nome ne chiedono il rilascio dalle carceri libanesi e giordane. D’improvviso la loro presenza risulta fondamentale, e non solo per i regimi del male.

Sajida al-Rishawi
Sajida al-Rishawi

Sono tre le donne al centro del dibattito mediatico: Sajida al-Rishawi, Saja al-Dulaimi e Ola al-Oqaili. La prima era stata condannata a morte in Giordania, dopo aver preso parte ad un attacco terrorista in alcuni alberghi di Amman, in cui persero la vita più di 60 persone. Sajida era la sola dei quattro suicidi ad essere stata fermata per un incidente di percorso. Non era riuscita a farsi saltare in aria.

Saja, invece, era stata fermata dalle forze di sicurezza libanesi perché in possesso di una somma di denaro per il riscatto delle vittime di Daish e del Fronte al-Nusra. Nella stessa operazione veniva arrestata anche Ola al-Oqaili, moglie di Abu Anas al-Shishani, una delle guide del Fronte al-Nusra.

Fino alla settimana scorsa nessuno sospettava dell’importanza che una Sajida al-Rashawi potesse ricoprire per Daish. Da tutti era considerata una donna tranquilla ed ingenua. Eppure l’interesse nei suoi confronti è giunto proprio in seguito alla trattativa illegale in corso tra la Giordania e Daish per il rilascio del secondo ostaggio giapponese. Ad esso si collega anche la richiesta di liberazione del pilota giordano, Muath al-Kasasbeh, catturato dopo che il suo aereo era precipitato in Siria, lo scorso 24 dicembre.

Nel corso della storia, Daish si è sempre servito di persone insospettabili, capaci di muoversi liberamente ai confini o negli aeroporti e lontane da qualsiasi tipo di investigazione. Sajida era una di queste. Ecco perché il suo rilascio risulta principale per Daish in ricordo delle sue operazioni precedenti e di suo fratello Tamer, nominato emiro da Al-Qaeda ad Anbar durante l’occupazione americana e sostegno fondamentale per Abu Musab al-Zarqawi.

Lo stesso avviene per Saja al-Dulaimi, ex moglie del capo Daish, Abu Bakr al-Baghdadi, la quale rappresenta un legame di giunta particolare tra i capi Daish in Siria e Iraq e i combattenti del Fronte al-Nusra nei due Paesi e presso i confini siro-libanesi.

Come affermato dalle autorità di sicurezza libanesi e giordane, il gentil sesso riveste un posto di favore tra le schiere di Daish o del Fronte al-Nusra, a differenza del trattamento che tali organizzazioni riservano per le donne prigioniere.

Ilias Harfush è un giornalista e scrittore libanese.

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Roberta Papaleo

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