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Le Mille e una Notte hanno un fratello minore: le Centouno Notti

centouno nottidi Mai Elwakil (Egypt Independent 28/02/2013) Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Le Mille e una Notte sono famose in ogni angolo del pianeta: il sultano Shahryar, col cuore spezzato per l’infedeltà di sua moglie, si risposa ogni notte e uccide la nuova sposa alle prime luci dell’alba. Finché Sheherazade, dall’impareggiabile dono di creare storie avvincenti, riesce a spezzare il rito salvando la vita a sé e alle altre donne. Nel corso della storia, i lettori vengono coinvolti in affascinanti racconti d’oriente. Ma quanti hanno sentito parlare del fratello minore delle Mille e una Notte? Composto di sole 17 storie, Centouno Notti offre racconti di cavalli alati e ogni sorta di miracolo che si possa immaginare. Ogni prodigio è così avvincente da dare vita a “un intero cosmo in cui lettori e ascoltatori vengono immersi,” spiega Claudia Ott, traduttrice di un manoscritto rinvenuto di recente di questa collezione araba medievale.

“Chi, secoli prima di Leonardo da Vinci, ha descritto per noi una macchina di legno volante con un’elica di decollo e d’atterraggio, e con ciò che sono di certo i sensori di movimento più antichi nella Storia della letteratura?” si chiede Ott. E in quali altri luoghi si può scoprire cosa abbiano in comune i mercanti di Qayrawan e i cannibali dell’isola di Camphor, o incontrare prima mogli astute e poco dopo scenari di battaglie tra cavalieri e guerrieri? Ott, studiosa, musicista e professoressa all’università di Erlangen-Nurember (Germania), risponde dicendo: “Da nessun’altra parte”. La studiosa stessa ha tradotto il più antico manoscritto delle Mille e una Notte. Ma quando nel 2010 i suoi occhi si sono posati su un bellissimo manoscritto andaluso, adornato di inchiostro rosso e la scritta “Il Libro con la Storia delle 101 Notti” è rimasta estasiata.

Suonava il flauto alla serata di apertura di “Treasures of the Agha Khan Museum: Masterpieces of Islamic Art” a Berlino, e ha visto il manoscritto del 1234 esposto in una vetrina con altri oggetti dell’Andalusia. La calligrafia era leggibile, e tutte le 39 pagine, a eccezione dell’ultima, ben conservate. La sua scoperta è per la studiosa un grande arricchimento della letteratura mondiale. La collezione ha solo due storie in comune con quelle delle Mille e una Notte: Il Cavallo d’Ebano e Il Figlio del Re e i Sette Visir. Parte della popolarità delle Centouno Notti all’epoca, spiega Ott, è che portava i lettori e gli ascoltatori delle sue storie (visto che perlopiù erano recitate ad alta voce) dal più estremo occidente in Andalusia sino al punto orientale più lontano del mondo islamico. Per ora la raccolta è disponibile in tedesco, tradotta e redatta da Claudia Ott, e potrebbe essere presto diffusa anche in altre lingue. Questa è la concezione stessa alla base dell’opera – suggerisce Ott – che essendo parte della cultura popolare non è mai rimasta confinata nei circoli accademici.

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Claudia Avolio

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