Politica Zoom

Le mani sporche

Tout sur l’Algérie – Akli Tira (19/4/2012). Traduzione di C. Caldonazzo

La brutale espulsione di due algerini da parte della polizia italiana martedì scorso non sembra aver ancora scatenato tra le autorità di Algeri reazioni patriottiche a fronte dell’insulto. Nessun comunicato di condanna del metodo, nessuno commento ufficiale su ciò che sembra un abuso di troppo ai danni dei nostri cittadini all’estero.

Contrariamente a ciò che sta accadendo in Italia dove, paradossalmente, il silenzio della maggioranza dei testimoni della vergognosa condotta degli agenti di polizia non ha impedito di sollevare una protesta nella classe politica e nell’opinione pubblica, non appena i fatti sono stati rivelati da una fotografia pubblicata su Facebook. Un’istantanea che mostra uno dei nostri compatrioti legato come un animale, con la bocca coperta di un cerotto, scene che ricordano i film sulla mafia.

La vittima sarebbe dunque meno indignata del carnefice in questo strano rapporto di amicizia che Algeri intrattiene con diverse capitali, ben servite da mercati redditizi sul nostro territorio senza peraltro esprimere una parvenza di riconoscenza o di considerazione nei confronti degli algerini. La nostra diplomazia dovrà rivedere l’applicazione della reciprocità, non maltrattando turisti e uomini d’affari italiani che verranno sul nostro territorio bensì manifestando una forte disapprovazione riguardo il comportamento umiliate dei poteri pubblici dell’amministrazione Monti.

Di fronte a tali ripetute derive in una società europea sempre più disumanizzata e insensibile alla sofferenza degli stranieri, le cancellerie dei paesi i cui cittadini emigrano in massa verso queste terre sempre meno ospitali dovrebbero mantenere una vigilanza continua. Uno stato permanente di allerta, fatto di ascolto, sostegno e monitoraggio nell’interesse dei loro cittadini migranti. Ambasciate e consolati di piccoli paesi lo fanno costantemente e non accettano che siano calpestati i diritti dei membri della loro comunità nazionale.

Che dire dell’Algeria? Perché ogni volta bisogna che un incidente provochi uno scandalo riportato dalla stampa perché la nostra diplomazia si interessi? Testimoni in diversi paesi stranieri raccontano che la maggioranza dei diplomatici è riluttante a schierarsi per i propri compatrioti. Qualcuno potrebbe ritenere – tradendo una preoccupante mancanza di amor proprio – che gli algerini abbiano torto a priori dal momento che si trovano in un paese ospitante. Altri funzionari consolari sono troppo occupati a salvaguardare i loro affari paralleli al loro lavoro per rischiare di produrre attriti con l’amministrazione locale…

In un momento in cui alcuni diplomatici algerini sono ostaggi dei terroristi nel Nord del Mali, pagando la temerarietà di una frangia della nostra diplomazia che non esita ad affrontare il pericolo per difendere le posizioni dell’Algeria, i funzionari consolari che hanno la fortuna di essere stati inviati in paesi più stabili devono necessariamente difendere gli interessi e la dignità di tutti gli algerini, come richiesto loro dalla posizione che occupano. Altrimenti si può immaginare che un giorno saranno dei diplomatici a essere maltrattati in quei paesi in cui l’algerino sarà divenuto un capro espiatorio abbandonato a se stesso.


Carlotta Caldonazzo

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