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Le Grotte di Ercole di Tangeri, natura e mito

grotte di ercole(Sharq al Awsat 20/02/2013). Traduzione e sintesi di Silvia Di Cesare.

Le Grotte di Ercole sono diventate il sito geografico più attraente per il turismo nazionale ed internazionale in Marocco. Grotta più grande dell’Africa, le Grotte di Ercole hanno una storia che risale al 2500 a.C. secondo quanto ci racconta la mitologia antica, che la descrive come la dimora del potente Hercules, conosciuto per la sua lotta contro i pirati del mare. L’emozionante scoperta della grotta ebbe luogo nel 1906.

Il tunnel sotterraneo si estende per una lunghezza di 30 chilometri e la natura ha scolpito nella roccia una cavità che sorveglia l’Oceano Atlantico, non lontano dallo Stretto di Gibilterra, il luogo in cui il Mar Mediterraneo incontra l’Oceano. Le grotte sono una cavità che suscita un senso di smarrimento e di avventura. Appena si entra sembra di essere accolti in una casa fornita di aria condizionata naturale, generata dai movimenti delle maree, dai venti e dalle onde che si infrangono sulla roccia.Una bellissima finestra, o un dipinto che la natura ha scolpito con millenni di lavoro, le conferisce un carattere distintivo che riporta all’immagine della cartina geografica del continente africano, con il suoi colori sgargianti e la sua continua evoluzione.

Il tramonto è uno dei momenti più belli che numerosi turisti hanno la possibilità di vivere in questo luogo, quando le acque dell’Oceano Atlantico si fondono con i raggi del sole morente. In quest’atmosfera la mente viaggia fino a tornare all’epoca della figura mitologica di Ercole. Molte infatti sono le storie che ruotano intorno a queste grotte ed al suo eroe. Una di queste racconta che l’Europa e l’Africa un tempo facessero parte dello stesso continente e questa regione separasse il Mare Romano, il mar Mediterraneo (n.d.r. in arabo”mar del mezzo”), dal Mar delle Tenebre, l’Oceano Atlantico. La storia narra che Atlante, figlio di Nettuno, avesse tre figlie che vivevano in un boschetto dove il padre pose una mela d’oro custodita da un mostro. Il prode Ercole sconfisse il mostro in battaglia, ma al termine di essa per la rabbia egli colpi con un pugno la montagna facendola crollare e unendo le acque verdi dell’Oceano Atlantico con le acque azzurre del Mediterraneo, separando l’Europa e l’Africa.

Un’altra versione della storia viene raccontata dalle guide turistiche che accompagnano i visitatori, secondo i quali “Ercole era prigioniero nelle grotte ed un giorno provando a creare una via d’uscita con un pugno creò lo spacco che dopo millenni ci appare con la forma della cartina africana. L’impatto del pugno causò la rottura della placca terrestre portano alla nascita dei due continenti, l’Europa e l’Africa. Questo è quello che ci tramandano i nostri genitori ed i nostri nonni. Segno dell’importanza e dell’attaccamento che la popolazione di Tangeri ha per questo luogo”.

La posizione strategica delle Grotte ha fatto di Tangeri, città il cui nome deriva dal nome di Tanjas, splendida moglie dell’eroico Ercole, città di passaggio per i commerci tra Mediterraneo ed Oceano Atlantico; nonché meta d’obbligo per tutti i turisti che vengono in Marocco, grazie anche alla sua commistione di natura, cultura e storia. Gli zoccoli dei cavalli romani, fenici, cartaginesi ed arabi hanno calpestato il suolo di questa città che ancora oggi ha preservato il suo ruolo di luogo di incontro delle idee, continuando ad accogliere artisti che qui hanno trovato il luogo adatto alle loro creazioni. Ibn Battuta è stato il più famoso viaggiatore arabo, ed era nato a Tangeri nel 1304. Un buon portavoce per la sua città nei suoi viaggi in giro per il mondo.

 

 

 


Silvia Di Cesare

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