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Le fatwe “spiritose” “dolci” e “amare”…

croissant significa mezzalunaAsharq Al-Awsat (17/09/13). Sembra che molta gente faccia dipendere la propria vita e quella dei propri cari dall’emissione di una fatwa. E sembra anche che molte di queste fatwe spesso siano dotate di spirito e peculiarità, per questo si sente parlare di fatwe davvero strane. Tra queste vi sono quelle “amare” e quelle “dolci”.

Una che fece clamore, fu emessa in Iraq, dove uno degli ulema, “sapienti” religiosi, emise una fatwa contro tutti i comunisti e laici, con spargimenti di sangue. Il partito comunista iracheno è costituito da migliaia di membri e sostenitori. Mentre invece, i laici costituiscono l’intera élite istruita che ha dato al paese quel sapore di consapevolezza, modernità e libertà di pensiero. Ora chi ha emesso tale fatwa è perseguito per incitamento all’omicidio. Ma questa era una fatwa “amara”

In Egitto, paese ironico e di spirito, ne è stata emessa una pochi anni fa, che vietava la vendita e l’acquisto di cetrioli e zucchine. Fatwa “dolce” diventata “amara” quando i Fratelli Musulmani e i salafiti si sono affrettati a vietare l’acquisto, hanno attaccato i piccoli venditori di verdure e hanno schiacciato con i piedi le mercanzie.

Un’altra fatwa “dolce” è stata emessa da uno sheikh di Aleppo e vietava la produzione, la vendita e la consumazione dei croissant. “Croissant” in francese significa “mezzaluna” e la mezzaluna, secondo lo sheikh, è un simbolo dell’Islam. I francesi avrebbero inventato un dolce di questa forma per poter insultare un simbolo dell’Islam, mangiandolo e masticandolo sotto i denti. Di qui il divieto per i musulmani di Aleppo e fuori Aleppo di mangiare questo dolce. Non ho sentito però di musulmani che attaccavano panifici.

Cosa succederebbe se inventassero un dolce a forma di dollaro? Sarebbe proibito anche quello?

Un’altra fatwa “dolce” sentita di recente, viene dal “mondo” religioso in Bangladesh. Fatwa che risponde ad una domanda che si pongono tutti i musulmani. Perché i non musulmani vivono nel benessere, nella ricchezza e nella sicurezza, mentre invece i musulmani, nella maggior parte dei paesi musulmani, vivono nella povertà, nella privazione, nei disordini e si uccidono l’un l’altro?

Lo sheikh ha attribuito questo fenomeno al lavoro del diavolo. Ha detto che la sua missione su questa terra è mandare i figli di Adamo nel fuoco e vietargli il paradiso. Se il destino dei non musulmani è il fuoco in ogni caso, perché perdere tempo con loro? E li ha lasciati vivere felici. In questo modo ha concentrato i propri sforzi sui musulmani mettendoli tra i problemi e tra le tragedie, facendogli perdere in questo modo la fede in Dio, assicurandogli le fiamme dell’inferno.

Secondo lo sheikh dunque, tutto quello che facciamo non è volontà di Dio, né tantomeno la nostra volontà, quanto invece la volontà del diavolo! Uno scrittore ha raccolto queste fatwe divertenti in un libro, ma non ho ancora sentito di nessuna fatwa contro di esso.


Alessandra Cimarosti

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