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Le donne del centro Mazaya in Siria resistono alle violenze

SyriaUntold (20/03/2015). Traduzione di Claudia Avolio.

Quando due anni fa le donne del centro Mazaya hanno gridato “Io non sono più uno svantaggio, sono un vantaggio”, poteva sembrare un urlo nel vuoto. Tra le grida della guerra e le restrizioni di una società conservatrice, le voci delle donne sono raramente – se non mai – ascoltate. Eppure oggi, il centro Mazaya con il suo messaggio di incoraggiamento, è una componente vitale del movimento civile di Kafranbel, e la sua storia è fatta di coraggio e di una perseveranza senza fine.

Il centro Mazaya è stato fondato nel giugno del 2013 per offrire a decine di donne dei laboratori che vanno dall’alfabetizzazione al primo soccorso, dal cucito alle abilità informatiche. La formazione mira a dare potere alle donne e aiutarle a raggiungere l’indipendenza economica nel contesto delle incalzanti minacce rappresentate dai gruppi di estremisti.

bandiera centro Mazaya SiriaLa presenza di forze fondamentaliste a Kafranbel stava lentamente soffocando il movimento pacifico e alienando le donne della città. In risposta a ciò, le donne di Mazaya hanno realizzato la più grande bandiera della rivoluzione siriana, mandando un potente messaggio a chi cerca di sminuire il ruolo delle donne e le loro voci. “Stiamo inviando un messaggio a Daesh (ISIS) ed anche ai nostri compagni rivoluzionari uomini, per ricordare loro quanto le donne hanno sacrificato nella lotta per uno Stato civile in cui uomini e donne abbiano uguali diritti,” ha detto una tra i fondatori dell’iniziativa.

L’iniziativa è stata anche un tentativo di riaffermare la bandiera rivoluzionaria come simbolo, a fronte delle bandiere nere di gruppi come Daesh: “Un simbolo di ciò che abbiamo chiesto nel 2011 e che ancora oggi chiediamo”. Nella notte del 10 novembre 2014, il centro Mazaya – posto al di sotto di 5 piani – è stato dato alle fiamme. Anche se nessuno ha potuto identificare gli autori del gesto, la gente di Kafranbel punta il dito contro i gruppi radicali che occupano la città. Sembra che questi sforzi instancabili volti ad aumentare la consapevolezza tra donne siano stati visti come una minaccia.

Nour, a capo di Mazaya, ha descritto l’episodio dicendo: “Erano le 3 del mattino. Quando i vicini hanno sentito odore di fumo sono scesi al centro, stava andando a fuoco. Era tutto nero, soprattutto la stanza con la biblioteca”. Per le donne di Mazaya però, sottomettersi non era un’opzione. Nel giro di poche ore, hanno iniziato a riabilitare il centro, pulendo i libri dal fumo e rimettendo ogni cosa al proprio posto, come se non fosse successo nulla. Questa forza germoglia da una ferma convinzione nella loro causa, dice Nour, che si è rivolta agli autori dell’incendio dicendo: “Malgrado siate capaci di commettere crimini così orrendi, siete deboli. La vostra lingua è l’omicidio, il furto e gli incendi – è una lingua che noi non comprendiamo”.

Questa provocazione ha gettato benzina sul fucoo, causando un altro attacco al centro il 17 gennaio 2015. Quel pomeriggio, milizie islamiste del Fronte Nusra hanno preso d’assalto il centro Mazaya e gli uffici di Radio Fresh a Kafranbel. La causa dell’attacco è stata l’ultimo numero del giornale Souriatna (stampato negli stessi uffici) che includeva un messaggio di solidarietà rivolto ai giornalisti assassinati nell’attacco a Charlie Hebdo di Parigi, in Francia. Malgrado ciò, poco dopo l’attacco, le donne di Mazaya hanno protestato nel centro e ribadito che questo episodio non basta per metterle a tacere. Hanno innalzato cartelli che insistevano: “Io non sono più uno svantaggio, sono un vantaggio. Siamo qui per restare”.

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Claudia Avolio

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