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Le difficoltà della Libia dopo la battaglia di Sirte

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La recente vittoria contro Daesh ha aperto nuovi scenari per il paese arabo

Di Abdullah El Sherif. Al-Araby alJadeed (10/02/2016). Traduzione e sintesi di Alberto Claudio Sciarrone.

Dopo sei mesi di violenti scontri e combattimenti, si è finalmente conclusa la battaglia di Sirte con la sconfitta dei combattenti di Daesh (ISIS). Il portavoce delle forze libiche, il generale Mohamed el Ghasri, ha dichiarato in un comunicato stampa ufficiale la fine dell’operazione militare “al-Bunian al-Marsus” (cioè “l’Edificio Solido”), la messa in sicurezza della città e il recupero dei cadaveri con la collaborazione della Mezzaluna Rossa. Fonti dell’esercito hanno reso noto il bilancio della battaglia: più di seicento morti, mentre i feriti ammontano a quasi tremila.

La caduta di Sirte potrebbe avere delle importanti ripercussioni nella lotta contro il sedicente Stato Islamico, non solo in Libia, ma anche nei Paesi limitrofi. Tuttavia, non bisogna sottovalutare la situazione, poiché alcuni terroristi si sono rifugiati a sud nella zona del Fezzan e molto probabilmente stanno organizzando degli attentati contro città libiche, mentre l’ISIS ha già dimostrato di essere un avversario ostico con la recente rioccupazione di Palmira.

L’obiettivo principale per la Libia è adesso quello di trovare un’unità nazionale in un Paese frammentato: da un lato il governo di Fajez Serraj a Tripoli, riconosciuto dall’ONU, e dall’altro quello di Aguila Saleh Issa a Tobruk, rappresentato dal generale Khalifa Haftar. Proprio quest’ultimo ha dato prova di essere una figura carismatica riconquistando alcuni importanti siti petroliferi come Ras Lanuf e Sidrah e fornendo di conseguenza un nuovo impulso all’economia della Cirenaica, in un Paese che per un lungo arco di tempo ha basato la propria economia e le proprie relazioni internazionali sull’estrazione di idrocarburi.

In questo clima di instabilità crescono i dubbi dell’opinione pubblica internazionale sull’effettività capacità del governo Serraj di gestire il nuovo contesto e sul suo operato, mentre i principali attori mondiali temporeggiano sulla direzione da intraprendere. Molti occhi sono puntati sul nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e sulla linea che adotterà dopo aver affermato di voler riesaminare la politica estera e in particolare gli interventi militari della precedente amministrazione.

Abdullah El Sherif è un giornalista del quotidiano Al-Araby al-Jadeed.

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