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L’attivismo delle donne siriane al servizio dei bambini da vaccinare

Di Thomas McGee. Jadaliyya (17/03/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Mentre la comunità internazionale si concentrava su Ginevra, ben poca attenzione è stata riservata alla campagna di vaccinazione antipolio avviata nello stesso periodo. Un gruppo composto da 200 medici siriani e 8500 volontari si sono messi al servizio dei bambini da vaccinare in 7 governatorati del nord della Siria. La campagna, cominciata in gennaio e suddivisa in 6 fasi, punta a coprire il bisogno di vaccini per 2 milioni di bambini siriani sotto i 5 anni.

La poliomielite era scomparsa dalla Siria nel 1999, poi ricomparsa nell’ottobre 2013 con il primo caso a Deir Ezzor (Siria orientale). Per dare vita alla campagna di vaccinazione, medici siriani hanno unito i propri sforzi all’Unità di Coordinamento all’Assistenza (UCA) di Gaziantep e a una serie di sostenitori turchi ed ONG: ne è nata la Polio Control Task Force. L’iniziativa getta una nuova luce sull’impegno costante delle donne siriane che si sono mobilitate per la campagna: almeno un terzo dei volontari è infatti composto da donne.

“Coinvolgere le donne,” dice il dottor Khaled al-Milaji, uno degli organizzatori della task force, “è importante per ragioni pratiche: entrare nelle case della gente è più facile visto che – se gli uomini sono a lavoro – in casa restano solo donne e bambini”. Dello stesso parere anche Arin Ibesh, una volontaria della campagna, nelle cui parole la presenza delle donne “acquieta gli animi delle famiglie”. Ed aggiunge che le donne hanno preso parte “a tutti i livelli della campagna: somministrando i vaccini, registrando i dati, redigendo i rapporti e supervisionando le squadre al lavoro”.

L’esperienza della campagna di vaccinazione fa sperare al dottor Khaled che il coinvolgimento delle donne siriane possa continuare a crescere, e in tal senso afferma che “uno sviluppo graduale è l’unica opzione”. La stessa Arin, poi, considera che la campagna ha un doppio beneficio per le volontarie donne: stanno sia proteggendo i più piccoli contro una malattia mortale, che vedendo “il proprio lavoro messo allo stesso livello di quello degli uomini”.

Le storie che circolano ad Aleppo fanno intuire come questa prolungata interazione delle donne del luogo con la comunità durante le vaccinazioni le abbia davvero aiutate ad essere viste come le persone giuste per i progetti della comunità. La campagna anti-polio, dunque, segna un precedente per la partecipazione delle donne su larga scala in Siria. Offre un esempio da poter citare grazie al quale le donne potranno negare che le attuali circostanze non consentano loro di giocare un ruolo nel sostenere il proprio popolo.

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Claudia Avolio

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