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L’attentato di Karak e le ripercussioni di Aleppo

Giordania
Il riflesso della crisi siriana sull’attacco in Giordania

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (19/12/2016). Traduzione e sintesi di Laura Formigari.

Per motivi regionali legati all’aggravarsi della crisi siriana in generale, della situazione di Aleppo in particolare e al sentimento di frustrazione dei popoli arabi, l’estremismo sembra essere diventato una forma di reazione. Possiamo quindi considerare gli avvenimenti di Karak come una “reazione” che poteva verificarsi in qualsiasi altra città araba.

Le immagini tragiche che provengono da Aleppo, l’umiliazione dei civili, la vittoria dell’Iran e delle sue milizie, l’indifferenza russa riguardo la questione umanitaria e la mancanza di qualsiasi garanzia per gli sfollati, tutto ciò può riflettersi in altri luoghi in cui i cittadini non possiedono dei mezzi per sostenersi reciprocamente, in cui governi temporanei non sono al passo con gli eventi e chiamano il popolo ad accettare questa umiliazione.

Non è la prima volta che la Giordania viene colpita in un simile attacco. Al contrario, l’attentato di Karak è stato preceduto da un numero di operazioni terroristiche legate ai gruppi armati che operano in Siria. Il giorno precedente ai fatti di Karak, inoltre, si è verificato un altro attacco nella zona di Raqban, ai confini con la Giordania.

L’attacco a una meta turistica come Karak aveva lo scopo di ricevere una grande attenzione e copertura mediatica con grandi manifestazioni di rabbia; la società giordana (e araba) richiede una reazione a livello regionale da parte di quei Paesi che non erano informati sulla situazione fino a quando non hanno capito cosa stava accadendo ad Aleppo e si sono resi conto dell’umiliazione inflitta  dall’Iran. I governi arabi non possono essere scollegati dalla realtà, non possono ignorare tragedie come quella di Aleppo, città oscurata dalla distruzione.

Finché i governi continueranno a tralasciare gli eventi, finché saranno distaccati dalla realtà, i gruppi terroristici continueranno a proporre delle “reazioni” estreme volte a estirpare il sentimento di frustrazione dal popolo, cristallizzando pratiche negative che, tuttavia, non riflettono alcun risultato sul piano politico.

Se l’evento di Karak non è altro che uccidere per uccidere, al tempo stesso rivela la mancanza di  attenzione da parte dei governi verso il loro popolo. Con uno sguardo attento alle immagini che arrivano da Aleppo e Mosul e all’arroganza dell’Iran nella regione, si possono migliorare i Paesi arabi, non solo a livello di sistema politico ma anche nella mente delle persone che hanno paura per il destino dei propri figli.

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Redazione

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