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L’arte non esiste se c’è censura

Di India Stoughton. The Daily Star Lebanon (14/02/2014). Traduzione e sintesi di Silvia Di Cesare.

Tre artisti mediorientali hanno ricevuto un riconoscimento internazionale per il loro lavoro a favore dell’aumento della libertà di espressione. In particolare, questi premi, consegnati dall’organizzazione Index of Censorship, sono andati alla cantante egiziana Mayam Mahmoud, alla commediografa e scrittrice turca Meltem Arikan ed al drammaturgo libanese Lucien Bourjeily.

Nella sua musica, Mayam Mahmoud, seconda classificata nella competizione di “Arabs Got Talent” dello scorso autunno, affronta questioni come la diseguaglianza di genere e la violenza sessuale contro le donne, esprimendo il suo pensiero attraverso le liriche del solitamente maschile RAP.

Nella scia delle rivolte di Gezi Park dello scorso autunno, le autorità turche anno accusato Arikan di incitare i manifestanti con il suo spettacolo teatrale “Mi Minor”. Nel 2004, il suo romanzo dal titolo “Stop Hurting My Flesh”, che raccontava la storia di donne vittime di stupro, era stato censurato perché “desta il desiderio sessuale”  e “utilizza un approccio femminista”.

Bourjeily ha lavorato intensamente con numerose ONG e organizzazioni teatrali che promuovo la libertà di espressione in Libano e all’estero. Famoso per aver introdotto le tecniche di improvvisazione e di immersione teatrale a Beirut, ha per questo motivo sfidato le leggi censorie del Paese che prevedono che i manoscritti debbano essere approvati dall’ufficio di censura della Sicurezza Centrale.

Bourjeily è fermamente convinto che la censura è una minaccia alla creatività, obbligando agli artisti a compromettere i loro messaggi e la loro visione delle cose. “La censura e l’arte non posso stare insieme” ha affermato. “La censura è come un anti-arte. L’arte deve essere libera”. Inoltre, secondo l’artista libanese, le restrizioni aumentano con il deterioramento della situazione di sicurezza del Paese: “Il Libano è sempre stato il faro del Medio Oriente in termini di libertà di espressione e stiamo facendo di tutto perché continui ad essere così”, commenta Bourjeily.

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Silvia Di Cesare

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