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L’America e il Golfo: chi tranquillizza chi?

Di Tariq Alhomayed. Asharq al-Awsat (07/03/2015). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

John KerryLe dichiarazioni dell’Arabia Saudita, espresse per bocca del ministro degli Esteri il principe Saud Faisal, e quelle del suo omologo americano John Kerry in merito all’Iran indicano che il divario tra i Paesi del Golfo e gli Stati Uniti intorno al dossier nucleare iraniano è grande. Le dichiarazioni di Faisal sono state chiare e sincere in merito al gioco portato avanti dall’Iran in Yemen, Libano, Siria e Iraq, e soprattutto alla partecipazione alla lotta contro Daesh (ISIS) a Tikrit, specie quando Faisal ha affermato: “Tikrit è un esempio lampante di ciò che ci preoccupa […] l’Iran sta per mettere le mani sul Paese”, ovvero l’Iraq.

Invece le dichiarazioni del segretario di Stato americano a Riyad non sono state in grado di persuadere né di rassicurare, ed è emersa la debolezza della posizione americana quando Kerry ha detto: “Voglio confermare che […] noi non puntiamo a un grande scambio. Niente cambierà il giorno dopo l’accordo – qualora lo raggiungessimo – per quanto riguarda tutte le altre questioni che per noi rappresentano una sfida in questa regione”. Al contrario Kerry ha confermato il ruolo assurdo e negativo svolto dall’Iran nella regione, specie quando ne ha riconosciuto il ruolo di sponsor del terrorismo.

Dunque la domanda è: quale messaggio rassicurante può inviare il segretario di Stato americano ai suoi omologhi del Golfo o in Arabia Saudita? In realtà la conferenza stampa del ministro degli Esteri saudita con la sua controparte americana mostra proprio la grande divergenza nei rispettivi punti di vista, così come lo stallo in cui è incappata l’amministrazione americana dopo il discorso del primo ministro israeliano Netanyahu al Congresso sulla gravità dell’accordo che si intende firmare con l’Iran. Le parole di Kerry sono un tentativo di rispondere a Netanyahu. L’Iran negozia con l’America e l’Occidente e nel frattempo consacra l’occupazione di quattro capitali arabe: Damasco, Beirut, Baghdad e Sana’a. Pertanto cosa accadrà dopo aver raggiunto un accordo con l’America?

Ora è chiaro che o il presidente americano è in cerca di gloria personale senza considerare le conseguenze oppure non comprende la gravità di quello che fa – e quest’ultima è un’ipotesi più vicina alla realtà. In effetti un accordo sconveniente con l’Iran sarebbe una catastrofe, alla stregua di un riconoscimento internazionale dell’occupazione iraniana dei Paesi della regione, con in più l’assenso internazionale al suo ruolo di sponsor del terrorismo. Per questo la visita di Kerry a Riyad suscita preoccupazione invece di tranquillizzare.

Tariq Alhomayed è giornalista ed ex capo redattore di Asharq al-Awsat.

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Roberta Papaleo

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