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L’alternativa al “Libro Verde” nelle scuole libiche

di Lamis Faraht (Elaph – 26/05/2012). Traduzione di Silvia Di Cesare.

Il defunto colonnello libico Muhammar Gheddafi ha dominato per quattro decenni in Libia ponendo un controllo totale sugli affari del paese, compresi i materiali didattici delle scuole.

L’ideologia dell’eccentrico Gheddafi, riguardo alla dittatura dei materiali didattici di base, ha portato a una distorsione del passato nei libri di storia che parlano di vaghe teorie politiche, derivanti dal “Libro Verde”, una dissertazione di Gheddafi, che costituisce il nucleo del “metodo libico”.

Alle numerose generazioni passate sono stati insegnati obbligatoriamente questi principi, fino all’arrivo della rivoluzione. Dopo che la rivoluzione libica è riuscita a rovesciare Gheddafi l’anno scorso, il primo obiettivo che si è prefissato è stato una profonda riforma del sistema educativo. I membri del governo nazionale di transizione si sono riuniti per la prima volta nella primavera dell’anno scorso per discutere come modificare i curricula scolastici di Gheddafi.

Nonostante il perdurare della guerra civile che è seguita alla rivoluzione, il Ministro dell’Istruzione e delle Educazione ha gestito il ritiro del vecchio “Libro Verde” al momento della riapertura delle scuole di Tripoli lo scorso settembre.

A questo proposito, il giornale “Foreign Affairs” ha rilevato che nonostante la Libia sia stata in grado di rinunciare al Libro Verde, non è ancora riuscita a fornire un programma  didattico ad esso alternativo. Ad oggi le scuole adottano le vecchie edizioni dei libri risalenti ai primi anni settanta.

La questione ora è come creare una nuova base ideologica per la nuova Libia, per colmare il vuoto del programma scolastico? Qual è l’alternativa al Libro Verde e chi la scriverà?

Suleiman al-Sahli, Ministro dell’Istruzione e dell’Educazione libico, ha dichiarato nello scorso marzo che “La cosa più importante è cambiare il vecchio curriculum, liberandolo da tutto ciò che lo lega al vecchio regime”.

Nel corso degli ultimi decenni generazioni di libici sono state costrette a conformarsi alla forte autorità di Gheddafi e alla sua ingerenza sulle scuole pubbliche. Le scuole non erano autorizzate ad utilizzare testi scolastici non prima della supervisione e del beneplacito del dittatore. Fu fornito un testo che raccoglieva tutti i principi del Libro Verde, composto da tre parti per un totale di quasi 100 pagine, stampato per la prima volta negli anni settanta.

Il dittatore riteneva che “la dittatura nasce sotto la falsa copertura della democrazia”, aggiungendo che i partiti politici sono “Uno strumento per governare il popolo”. I testi di Gheddafi venivano considerati su larga scala come testi contorti e poco coerenti, fattori che hanno causato il disprezzo di molti libici.

Gli studenti libici hanno a lungo sofferto a causa della difficoltà nel comprendere i testi di Gheddafi; la geografia, ad esempio, consisteva nello studio di mappe che non mostravano i confini degli stati arabi, in linea con l’ideologia di Gheddafi, ispirata dalla ‘fanatica ideologia nasseriana dell’unità araba’. Il ministro ha aggiunto che spesso gli studenti libici non riescono a tracciare i confini del proprio stato.

Secondo il “Foreign Policy” sbarazzarsi dei libri scolastici dopo l’era Gheddafi è stato un compito molto facile rispetto a quello di trovargli dei sostituti. Il nuovo ministero della Pubblica Istruzione sta portando avanti una serie di studi sociali per redigere dei testi scolastici in tempo per l’inizio dell’anno scolastico 2012-2013, anche se la revisione dei libri di storia richiederà come minimo due anni.

La Libia sta comunque facendo moltissimi passi avanti, guardando indietro. Riprova di ciò e il ripristino della vecchia bandiera reale a tre colori e dell’inno “ Oh paese mio” in uso negli anni Cinquanta. Il ministero ha anche dato un assaggio del suo orientamento ideologico, attraverso degli opuscoli distribuiti nelle scuole del paese. Questi semplici opuscoli contengono brevi definizioni di parole come “democrazia” e “cittadinanza”; espressioni odiate da Gheddafi poiché termini “occidentali”.

 

 

Silvia Di Cesare

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