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L’Afghanistan premia Reza Gul, la madre che ha fatto strage di talebani

Articolo di Katia Cerratti

“Reza Gul meritava la medaglia dell’eroina Malalai e noi gliel’abbiamo conferita. Il mese scorso ha ucciso decine di ribelli a Farah.”
A parlare è il vicepresidente del ministero dell’Interno afgano, il generale Abdul Rashid Dostum, che ieri ha assegnato a Reza Gul, la donna che il 17 novembre scorso ha ucciso 25 talebani per vendicare la morte del figlio, la medaglia governativa raffigurante Malalai, la popolare eroina nazionale che nel 1880 permise agli Afgani di vincere sugli Inglesi durante la battaglia di Maiwand.

Reza Gul diventa dunque un eroe, una donna che una mattina di pochi giorni fa, ha rotto tutti gli schemi e gli stereotipi sulle donne afgane in burqa, inermi e passive, imbracciando un kalashnikov, insieme alla figlia e alla nuora, e dirigendosi verso il commando di talebani che le aveva freddato il figlio Safiullah, poliziotto in servizio al check-point del distretto di Balabolok, nella provincia di Farah. Guidata da una furia e da un dolore troppo grande da sopportare, Reza è stata protagonista di uno scontro a fuoco con i ribelli durato sette ore, durante il quale ha perfino sostenuto e incitato i poliziotti del check-point affinché non cedessero e continuassero a sparare insieme a lei.

“Erano le 5 del mattino quando il check-point di mio figlio ha subito l’attacco dei talebani. Quando i combattimenti si sono intensificati, non sono riuscita a trattenermi e così ho raccolto un’arma e ho risposto al fuoco.”

Così, Reza Gul aveva spiegato il suo gesto al canale afgano Tolo News e con altrettanta semplicità, anche gli altri membri della famiglia spiegano, nel video che segue, il ruolo avuto nel combattimento. Persino i più piccoli infatti, avevano partecipato preparando i proiettili ai genitori: “I talebani sono stranieri, sono servi del Pakistan, – dice Sardar, il più giovane della famiglia –  se attaccheranno altre 100 volte, io continuerò a difendere il mio Paese e a versare il loro sangue affinché non osino entrare nel mio villaggio.” Una storia di estremo coraggio dunque, un atto eroico e per certi aspetti rivoluzionario, così definito dal portavoce del ministero dell’ Interno Sediq Sediq: “La campagna armata da parte delle donne contro i militanti talebani, è simbolo di una più vasta rivoluzione e rivolta popolare contro il gruppo.”

E ora, il conferimento della medaglia a Reza Gul, ufficializza ulteriormente il riconoscimento di un dato di fatto: in Afghanistan il vento sta cambiando, stanno nascendo nuove Malalai. Nell’agosto scorso infatti, un’altra donna, Uzra Nuristani , si è resa protagonista di un episodio simile a quello di Reza, uccidendo quattro ribelli e ferendone molti altri a Pachiragh, un villaggio del distretto di Barg Matal, nella provincia di Nuristan, dopo che un membro della sua famiglia era stato ucciso proprio da un commando di talebani. Ha tentato di difendere il suo bambino di tre anni combattendo per due ore e anche se purtroppo l’epilogo è stato tragico per entrambi, il suo atto di coraggio ha destato orgoglio e ammirazione tra gli afgani.

Che in Afghanistan si respiri aria di cambiamento lo si avverte da tempo, ne è un segnale la first lady stessa, Rula Ghani, di recente al centro di polemiche tra i conservatori per aver dichiarato pubblicamente la sua approvazione alla legge francese del 2011 che vieta l’uso del burqa nei luoghi pubblici, E se magari il suo pensiero non stupisce oltremodo, considerato il background culturale in cui si è formata, libanese, cristiana, studi unìversitari effettuati nelle migliori università occidentali, palesemente più aperta della moglie del precedente presidente Karzai che invece non ha mai avuto un ruolo pubblico, di certo, stupisce positivamente il fatto che esprima certe idee liberali in un contesto maschilista e conservatore come l’Afghanistan.

Il futuro di questo paese sembrerebbe dunque in mano alle donne che, seppur costrette a rispondere alla violenza con altrettanta violenza, sono riuscite a umiliare i talebani, già precedentemente colpiti dai libri e dalle penne di Malala Yousafzai.

Malala, non è un nome qualunque, è l’eroina del passato che rivive in queste donne coraggiose e i talebani non potranno non tenerne conto. Lo dice  Reza Gul: Questa è la terra di Malala, i nostri nemici devono ricordarlo.”


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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