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L’Afghanistan bloccato tra l’Iran e l’Arabia Saudita

Di Haroun Mir. Al-Jazeera (06/04/2015). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

L’accordo preliminare sul nucleare raggiunto tra Iran e Stati Uniti ha avuto vaste conseguenze nella regione, al di là della semplice vita del programma. Questo accordo ha fatto arrabbiare molti alleati americani regionali, in particolar modo l’Arabia Saudita che considera l’Iran come un acerrimo nemico e si contende con quest’ultimo l’egemonia regionale e religiosa. Inoltre, la decisione statunitense di andarsene dal Medio Oriente e la sua indecisione in Siria hanno spinto l’Arabia Saudita a contare meno sul supporto americano e a creare una coalizione sunnita intorno all’Iran, cercando di esaurirne le risorse.

Ora, la formazione di una coalizione sunnita ancora più ampia al fine di un intervento militare in Yemen contro gli Houthi potrebbe provocare violenze settarie in Pakistan e Afghanistan. Entrambi i paesi hanno, infatti, sostenuto la campagna aerea guidata dai sauditi in Yemen e subiscono forti pressioni per contribuire militarmente in caso di un’invasione via terra. Per i sauditi, il Pakistan è sempre stato un alleato vitale che ha offerto le sue armi militari e nucleari a protezione del regno. In cambio, l’Arabia Saudita ha fornito all’esercito pakistano un considerevole sostegno finanziario.  Tuttavia, negli ultimi anni, i leader politici e militari pakistani  stanno lavorando per creare una forte relazione con l’Iran a causa dell’allineamento strategico degli Stati Uniti e dell’India. Pertanto, bilanciare il suo rapporto tra i due contendenti regionali all’interno di un significativo cambiamento di potere nella regione può essere un ostacolo per l’attuale leadership pakistana.

Gli afghani hanno brutti ricordi della vicina guerra tra Arabia Saudita e Iran negli anni ’90 che causò distruzione e spargimento di sangue nella capitale Kabul. Il Governo di Unità Nazionale (GUN) è tra l’incudine e il martello. La decisione del governo di unirsi alla coalizione militare sunnita potrebbe avere terribili conseguenze. L’Afghanistan ha una lingua comune con l’Iran e conta su quest’ultimo per il suo sviluppo economico. Inoltre, circa 2 milioni di rifugiati afgani risiedono in Iran. Infine, molti in Afghanistan credono che il riavvicinamento tra gli Stati Uniti e l’Iran ristabilirà il ruolo tradizionale iraniano nella regione, liberando loro dalla morsa del Pakistan come unica rotta di commercio e transito.

Ghani SalmanAllo stesso tempo l’Arabia Saudita ha un posto unico nel cuore della maggior parte degli afgani a causa della presenza dei luoghi sacri dell’Islam. Inoltre, l’Arabia Saudita ha generosamente sostenuto l’Afghanistan nella sua lotta contro l’ex Unione Sovietica. Dopo la caduta del muro di Berlino, la politica saudita in Afghanistan è passata dal combattere il comunismo al contenere l’influenza iraniana nell’Asia centrale e meridionale. I leader politici e religiosi hanno creduto che i movimenti sunniti radicali, come i Talebani, costituissero un ostacolo naturale alla diffusione di una dottrina sciita rivoluzionaria e per questo motivo hanno investito molto nelle madrase radicali in Pakistan. Inoltre, il regno è stato uno dei tre paesi che ha ufficialmente riconosciuto il regime talebano nel 1996. In seguito, fin dall’inizio del suo governo, il presidente Ashraf Ghani ha stretto forti relazioni con l’Arabia Saudita che ha giocato un ruolo fondamentale nel processo di pace con i Talebani.

Il futuro dell’Afghanistan dipende dalla decisione di Ghani e del Governo di Unità Nazionale. Prendere parte all’invasione di terra dello Yemen potrebbe causare lo scioglimento del governo di unità afgano e una dura reazione dall’Iran. Il rifiuto di diventare parte di una più ampia coalizione sunnita potrebbe costare a Kabul il processo di pace e l’isolamento politico dalla coalizione guidata dai sunniti. Le nostre esperienze recenti ci rendono favorevoli all’intervenzionismo nel contesto di ampie coalizioni internazionali. Tuttavia, deploriamo la violenza in Yemen in un contesto di competizione settaria perché siamo ancora perseguitati dalle atrocità della nostra guerra civile.

Haroun Mir è un analista afghano, fondatore dell’Afghanistan’s Center for Research and Policy Studies (ACRPS).

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Viviana Schiavo

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