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L’affaire Regeni in Egitto: le ripercussioni dell’ipocrisia europea

regeni egitto

Di Basheer M. Nafi (15/04/2016). Traduzione e sintesi di Sebastiano Garofalo

Recentemente il presidente egiziano el-Sisi, in un discorso alla nazione, ha sottolineato l’inutilità di ricorrere a bugie o inganni e ha esortato gli egiziani a fidarsi solamente delle sue parole. Eppure, l’uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni ha mostrato al mondo il vero volto del regime golpista egiziano. Alla vigilia dell’anniversario della rivoluzione egiziana, il giovane sparisce. Dieci giorni dopo, il suo cadavere è ritrovato, con evidenti segni di tortura, sul ciglio dell’autostrada. Sin da subito, la brutale morte di Regeni ha ricevuto l’attenzione dello stato italiano e dell’opinione pubblica. Ciò ha provocato la reazione scomposta delle istituzioni e degli apparati di sicurezza egiziani. In un primo momento, il ministro dell’interno ha dichiarato che Regeni è morto in un incidente stradale. Dopo quello degli esteri ha suggerito che il giovane italiano fosse morto durante un’orgia a base di droga. Infine, il ministro dell’interno ha rivelato che Regeni è stato sequestrato da una banda specializzata nel rapimento di cittadini stranieri. Malgrado l’impossibilità di interrogare i presunti rapitori, uccisi durante l’arresto, la prova inconfutabile che li collega al rapimento del ricercatore è il ritrovamento degli effetti personali della vittima nella casa di uno dei rapitori. Gli investigatori italiani non hanno creduto alla ricostruzione egiziana, evidenziando le incongruenze. Perché i rapitori non si sono sbarazzati dei documenti di Regeni? Perché non hanno avanzato nessuna richiesta di riscatto? Gli italiani, irritati dall’inconsistenza delle prove presentate a supporto della tesi del rapimento, hanno criticato gli egiziani per non aver fornito loro i tabulati telefonici e le registrazione video della zona in cui Regeni è stato visto per l’ultima volta. Tralasciando la mancanza di reale collaborazione, il regime golpista egiziano è il solo responsabile dell’omicidio del ricercatore italiano? Le responsabilità dell’Italia e dei suoi alleati europei non sono inferiori a quelle del regime di el-Sisi. Il governo italiano deve prendere atto che l’omicidio di Regeni è la naturale conseguenza della frettolosa legittimazione offerta a el-Sisi, il quale si sta distinguendo per la violenta repressione contro i suoi cittadini. Gli stati europei continuano a fornire armi al regime e ignorano ciò che accade in Egitto. Quando si scelgono alleati come el-Sisi e al-Assad, non si ha diritto di lamentarsi dei milioni di migranti che arrivano in Europa o del rapimento e omicidio di un ricercatore o dell’esportazione di terroristi.

 

Basheer M. Nafi è uno storico ed esperto di questioni mediorientali

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