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L’”Affaire Masmoudi” all’alba della nuova diplomazia tunisina

di Pietro Longo

Il Ministro degli Esteri tunisino Rafiq ‘Abd al-Salam, durante una conferenza stampa tenuta l’8 agosto scorso, ha sottolineato che la nomina del prossimo ambasciatore tunisino negli Stati Uniti avverrà tenendo presente questioni di natura politica piuttosto che l’esperienza nel campo diplomatico. In quel caso però il Ministro non ha riferito nulla in merito ai candidati e dunque non ha indicato alcun nome papabile al ruolo.

Da quando è circolata la notizia della scadenza del mandato dell’ambasciatore uscente, Muhammad Saleh Tekaya, i media nazionali hanno cercato di individuare il successore, data l’ovvia importanza di questo ruolo. Sin dall’epoca del Presidente Ben ‘Ali, i rapporti tra Tunisia e USA sono stati ben saldi. Tale quadro non è mutato sensibilmente nell’immediata fase post-rivoluzionaria. Piuttosto gli Stati Uniti si sono accaparrati 458 milioni di dollari in buoni ordinari del tesoro tunisino e tanto il Segretario di Stato Hilary Clinton quanto il Segretario alla Difesa, Leon Panetta, hanno visitato il paese e dialogato apertamente con le nuove istituzioni.

Uno dei candidati a dirigere la missione diplomatica tunisina a Washington è Radwan Masmoudi, politico di al-Nahda con una pluriennale esperienza negli States. Fondatore del Center for the Study of Islam and Democracy (CISD), si è impegnato nel difficile compito di promuovere lo studio dell’Islam politico.

Masmoudi ha partecipato allo schieramento islamista dagli anni ‘80 e ‘90 ma alle elezioni dell’Assemblea Costituente ha scelto di candidarsi come indipendente, insieme ad uno dei fondatori di al-Nahda, ‘Abd al-Fattah Mourou. Lo scopo di Masmoudi, che si dipinge come un supporter dell’islamismo moderato e democratico, è l’incremento delle relazioni tra USA e Tunisia specie nel settore scientifico e tecnologico. Ciò è in perfetta sintonia con l’identità islamica del paese che non va cancellata ma preservata.

Tuttavia la posizione di Masmoudi è osteggiata da alcuni componenti della troika e nello specifico dal Presidente ad interim Moncef al-Marzuqi. Il 26 agosto infatti, attraverso il proprio account Facebook, l’aspirante diplomatico ha accusato il Presidente di opporsi alla nomina, causando una impasse. Sostenuto da al-Nahda e da Ettakatol, Masmoudi è stato attaccato direttamente da al-Marzuqi per motivi che non sono stati resi noti. Dopo aver ringraziato quanti hanno appoggiato la nomina, in virtù dell’ampia conoscenza della politica americana che poterebbe essere messa al servizio del paese, il fondatore del CISD ha replicato che “il ruolo di Presidente della Repubblica non deve essere svolto in tal modo”.

Questo dibattito si inserisce nel quadro di un rapporto conflittuale tra i due maggiori gruppi della troika e potrebbe incidere nei delicati equilibri che finora hanno retto, non senza difficoltà. Tuttavia questo e altri episodi sembrano suggerire che al-Nahda non teme lo scontro con Ettakatol, o meglio con il Presidente al-Marzuqi. Che un’azione di esautorazione di quest’ultimo sia in atto?


Claudia Avolio

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