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L’addio all’opposizione armata in Siria

Bandiera siriana Siria
La Russia procede al disarmo dell’opposizione siriana in cambio di influenza e controllo dell’intero Paese

Di Samira al-Musalima. Al-Araby al-Jadeed (30/07/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

La Russia procede con calma al disarmo delle fazioni dell’opposizione siriana secondo un programma consolidato che prevede la distribuzione della propria influenza all’interno del territorio siriano. Tuttavia, nelle aree armate a lei ostili agisce secondo due metodi fondamentali: da una parte il raggiungimento di accordi per una tregua locale e dall’altra mediante decisioni sostenute dall’amministrazione americana che prevedono l’interruzione della fornitura di armi come annunciato dalla CIA.

In seguito all’accordo di Ghouta occidentale siglato lo scorso 22 luglio, Mosca ha concluso il suo progetto di protezione della parte sud di Damasco per procedere ora verso l’area centrale della Siria prima di muoversi verso nord. In tale scenario, le varie fazioni d’opposizione sembrano eseguire il piano russo partecipando a scontri atroci, quali quelli degli ultimi mesi a Ghouta e Idlib, aprendo così la strada all’intervento internazionale, soprattutto quello turco.

La Russia ha così realizzato quel suo obiettivo primario che consiste nella costrizione dell’opposizione, da riferirsi come quella armata, ad elevare la bandiera della resa in cambio di un pezzetto di potere nelle aree da essa dominate e difendere la polizia russa insieme a quella turca, come avvenuto a sud-ovest della Siria e nella Ghouta orientale. Ha potuto allora raggiungere il suo progetto di controllo dell’intero territorio tenendo conto degli interessi americani e israeliani da una parte e di quelli del regime dall’altra. Dunque protezione in cambio di potere, seguendo quel principio che in passato ha portato il regime siriano a donare le chiavi del Paese tanto all’Iran quanto alla Russia, nonché a tutte quelle forze oscure e settarie che combattono in nome di Zeinab, Fatima e Hussein.

Molto probabilmente tale percorso rivelerà quel che resta di storie di rovesci e alleanze tra le personalità dell’opposizone che si sono ritrovate a combattere contro i vecchi alleati. Dopo Astana 6 e durante gli ultimi accordi circa Astana e Ginevra non vi è quasi più, come previsto da Mosca, un’opposizione armata in Siria.

Si preannunciano percorsi diversi nello scontro siriano, dall’atrofizzazione dell’opposizione militare, al declino dell’influenza iraniana fino agli sforzi internazionali di trovare una sorta di insediamento che potrebbe spianare la strada verso un cambiamento politico. Ma si badi, non nella direzione sperata dai siriani quando scesero in piazza nel 2011 e non nella misura che renda vittoria al regime. L’addio a quella che era definita come opposizione armata non indica la fine della rivoluzione, il cui inizio non ha compreso le richieste di rivoluzione dei popoli guidata dal fior fiore della nazione, che condivide in essa l’amarezza dell’esperienza e non il bene politico.

Samira al-Musalima è una scrittrice e giornalista siriana, ex caporedattore del quotidiano Tishreen e vicepresidente della Coalizione Nazionale delle Forze Rivoluzionarie e dell’Opposizione Siriana.

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