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La visione del Qatar e l’alto prezzo da pagare

Doha gestisce la crisi diplomatica riscrivendo le regole della politica e delle relazioni internazionali

Di Mohamed Salah. Al-Hayat (07/08/2017). Traduzione e sintesi di Antonia M. Cascone.

Doha sta gestendo la sua crisi secondo un modello unico e senza precedenti per far fronte ad un dilemma politico, e ciò si aggiunge alle conseguenze -sottovalutate- del dilemma stesso. Quattro Stati (Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrein) hanno messo in guardia il Qatar sulla necessità di smettere di sostenere il terrorismo e di abbracciare i suoi simboli, di porre fine al linguaggio d’odio e di non interferire ulteriormente nella sicurezza del Golfo, e in generale del mondo arabo. La risposta del Qatar è stata al contrario una ferma determinazione nel continuare a sostenere il terrorismo e i suoi simboli e nell’ampliare le piattaforme circa il discorso d’odio, scandagliando allo stesso tempo tutti gli aspetti della vita di questi quattro Paesi e sfruttandoli al fine di diffondere discordia, salvo poi rifugiarsi nella protezione dell’Iran e dell’apparato militare turco.

Il Qatar ha adottato una visione assolutamente nuova della politica e della risoluzione della crisi, basandosi su una rete di interessi sulla quale ha lavorato molto nel corso degli anni, utilizzando ovunque i Fratelli Musulmani, come cani sciolti o in quanto gruppo, per attaccare i quattro Paesi e per difendere Doha con ogni mezzo a sua disposizione.

Se ci si siede davanti alla TV a fare zapping tra i canali qatarioti, sperando di capire la situazione nel Paese, la gestione del boicottaggio, le reazioni dei cittadini all’infiltrazione della “Fratellanza” nelle frange del Principato o l’opinione sulla presenza turca, si rischia di rimanere delusi! Ma se si da un’occhiata alle decine, forse centinaia, di giornali on-line finanziati dal Qatar, si troverà abbondante materiale sulla difesa della posizione di Doha e su numerose ingiurie e attacchi contro i simboli e i popoli dei quattro Paesi sopracitati. Si noterà, inoltre, una certa compiacenza per i Fratelli Musulmani e giustificazioni per i crimini commessi da Daesh (IS), Al-Nusra o Al-Qaeda. Tuttavia, lo spazio più ampio sarà quello dedicato a scandagliare la crisi in Egitto, questo o quel problema in Arabia Saudita, la repressione negli Emirati o l’ultimo incidente stradale in Bahrein, con migliaia di inchieste e notizie “prefabbricate” su persecuzioni e torture qua e là, sulla sofferenza del cittadino egiziano, la rabbia di quello saudita, l’esasperazione del popolo emiratino e le vessazioni di cui sono vittime i bahreniti!

Si potrebbe pensare che Doha abbia dato inizio a quella che si può definire “guerra di quarta generazione”, ma la verità è che si avvale solo di strumenti, su cui ha puntato molto nel corso degli anni, per attaccare le società che mira a dividere e i regimi che cerca di rovesciare: il Qatar ha deciso, in maniera chiara, di gestire la crisi secondo un modello totalmente diverso di politica, di relazioni internazionali e di questioni regionali.

In linea generale, i quattro Paesi hanno definito le loro richieste e condizioni e non se ne discosteranno. Il Qatar resta un elemento chiave nella lotta dell’Egitto in risposta alla caduta dei Fratelli Musulmani, dopo la ribellione del popolo al loro governo e in questo caso Doha non ha avuto successo nei suoi tentativi di rovesciare il governo e di restaurare il potere della “Fratellanza”, anzi, ha dovuto pagare un prezzo molto alto per la sua scommessa persa. E dunque certo che l’esito della decisione qatariota non differirà molto dal destino della Fratellanza e una scommessa dal prezzo così alto potrebbe rivelarsi fatale.

Mohamed Salah è un giornalista egiziano.

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Giusy Regina

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