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La Turchia e la Russia si incontrano in Siria contro Iran e curdi

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Il Medio Oriente, e soprattutto la Siria, è oggi conteso tra vari popoli da Oriente e Occidente ma non dagli arabi. Un’analisi della scrittrice libanese Hoda alHusseini.

Di Hoda Al-Hussein. Al-Arab (08/09/2017). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Un miglioramento nelle relazioni tra Turchia e Russia è stato avvertito già lo scorso anno quando i due Paesi hanno sentito la necessità di cooperare in diversi campi, ponendo l’accento soprattutto sul versante politico e in particolare sulla guerra in Siria, dove coinfluiscono gli interessi di entrambi. Da qui, anche i legami economici e militari hanno acquisito un ruolo fondamentale tanto da concludere tutti i preprativi per l’acquisto di un sistema di difesa missilistico russo di tipo S-400 da parte turca, suscitando un certo allarmismo tra gli alleati della NATO.

Secondo un analista politico britannico, l’avvicinamento tra Mosca e Ankara richiama il loro disappunto circa l’Occidente, in particolare in merito alla continua cooperazione militare americana con i curdi in Siria. Dunque l’avvicinamento tra i due trova ragione nella guerra in Siria, malgrado sia Mosca che Ankara abbiano vedute differenti circa il futuro del presidente Assad. Russia e Turchia collaborano principalmente per il controllo delle aspirazioni regionali dei nazionalisti curdi sul territorio siriano.

Dall’inizio della guerra civile in Siria nel 2011, la Russia aveva lavorato a stretto contatto con l’Iran, mettendo da parte la fazione turca. Nel corso del tempo, tuttavia, le aspirazioni di Russia e Iran hanno preso strade diverse riguardo al futuro della Siria e si è creato un nuove “asse” tra Russia e Turchia al fine di contenere le aspirazioni regionali iraniane. Una cooperazione favorita anche dagli Stati Uniti.

Aldilà della spinosa questione mediorientale, Russia e Turchia si ritrovano anche per i difficili legami che intrattengono con l’Unione Europea: la Turchia allontanata dall’Unione Europea dalla cancelliera tedesca, Anjela Merkel, e Mosca criticata per le sue operazioni in Ucraina dal 2014. Non mancano però le divergenze geopolitiche tra i due Paesi, che li vedono storicamente coinvolti nel controllo del Mar Nero e nel conflitto di Nagorno-Karabakh. A tutto questo si aggiunge il legamo etnico rivendicato da Ankara con le popolazioni dell’Asia centrale.

Tuttavia, in un tale momento storico nessuno dei due Paesi penserebbe di entrare in conflitto l’uno contro l’altro. La Turchia vede nella Russia una porta per la Siria e il suo futuro nella regione. Entrambi continueranno a cooperare per contrastare tanto gli interessi iraniani quanto quelli americani nella regione. La Turchia non vorrà perdere un’altra influenza sul territorio arabo. Ne deriva una fioritura dei legami economici e militari: la Russia, infatti, non vorrà di certo perdere il mercato turco importante per le sue esportazioni di gas.

Alla luce di una simile cartina che delimita la regione araba, assistiamo alla messa in scena di operazioni militari e non, interessi, espansioni, tutto sullo sfondo siriano che rappresenta una sfera di convergenza e influenza. Ed ecco russi, iraniani, turchi, europei ed americani, ma anche ceceni, uzbecchi e kizighizistani. Tra tutti questi, dov’è il popolo arabo? Fin ora non l’abbiamo ancora visto!

Hoda AlHusseini è una scrittrice e giornalista libanese.

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