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La Tunisia ripristinerà i rapporti diplomatici con la Siria?

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Il recupero delle relazioni diplomatiche con la Siria è diventato una questione urgente per il governo tunisino, dato il gran numero di combattenti tunisini coinvolti nella guerra siriana

Di Ahmed Nadhif. Al-Monitor (25/01/2017). Traduzione e sintesi di Antonia M. Cascone.

Durante la sessione parlamentare del 4 gennaio, il ministro degli Interni Hadi al-Majdoub ha rivelato la presenza di un Ufficio di Sicurezza tunisino a Damasco, dichiarando inoltre che è in atto una quotidiana coordinazione nel campo della sicurezza tra i due Paesi, quantunque le relazioni diplomatiche siano state bruscamente recise nel febbraio del 2012.

La notizia, dunque, fa crescere le speculazioni su un possibile recupero dei legami tra Tunisia e Siria, a lungo auspicato dai partiti politici nazionalisti, le organizzazioni civili e la sinistra tunisina. Il governo di Tunisi ha rifiutato di rivelare i dettagli concernenti tale Ufficio, ma è chiaro che il suo lavoro si focalizzi sulla questione dei combattenti tunisini coinvolti nei gruppi jihadisti in Siria. La Tunisia sta attraversando un periodo di divergenze politiche circa la questione dei combattenti di ritorno: il numero stimato, secondo quanto dichiarato dal presidente Beji Caid Essebsi, è di 2.926, mentre il report di un gruppo di esperti dell’ONU parla di circa 4.000 combattenti in Siria, e altri 1.000 in altri focolai di tensione.

Questo primo passo in direzione di una coordinazione nell’ambito della sicurezza è probabilmente destinato ad essere seguito da ulteriori sviluppi verso la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi. Lo scrittore e giornalista tunisino Abdul Sattar al-Aidi ha dichiarato, infatti, che, oltre alla questione della sicurezza, questa è sicuramente una mossa politica che riflette la svolta nella posizione della Tunisia che, come molti altri Paesi arabi, ha dovuto riconsiderare i propri rapporti con la Siria in seguito a numerosi fattori, tra i quali le vittorie conseguite dall’esercito siriano ad Aleppo, il supporto russo e il cambiamento di strategia di grandi potenze quali la Turchia.

Durante la presidenza Marzouki, la Tunisia annunciò di aver tagliato i ponti con Damasco in segno di protesta per ciò che era considerata oppressione delle proteste popolari in Siria, e quantunque Essebsi, durante la campagna elettorale del dicembre 2014, abbia dichiarato la sua ferma volontà di restaurare i rapporti, anch’egli ha fatto un brusco passo indietro nel maggio 2015, sostenendo che la presenza di un ambasciatore siriano a Tunisi non fosse nel miglior interesse del Paese. In un’intervista dello scorso 2 dicembre Essebsi ha dichiarato inoltre che “la decisione di ripristinare le relazioni diplomatiche con la Siria deve iscriversi nel contesto di un accordo arabo”, a dimostrazione di quanto i rapporti tra i due Paesi restino ambigui e controversi.

Essebsi continua a rifiutarsi di parlare di normalizzazione delle relazioni diplomatiche e del ritorno dell’ambasciatore siriano in Tunisia, dato che è ancora in attesa dell’accordo arabo riguardo la questione ma, secondo Ahmed al-Mannai, direttore dell’Istituto Tunisino di Relazioni Internazionali, la posizione ambigua di Tunisi è dovuta più che altro alle numerose pressioni esterne: dal Qatar, innanzitutto, che si oppone al regime siriano, e dagli USA. Intanto, è dal 2014 che in Tunisia continuano a succedersi manifestazioni di gruppi politici e popolari che chiedono il ripristino dei rapporti diplomatici con la Siria e lo scorso 17 gennaio il Fronte Popolare, coalizione di 11 partiti, ha chiesto, oltre al recupero delle relazioni, l’istituzione di un Comitato Supremo che si occupi di deliberare sulle questioni concernenti il terrorismo e la sicurezza.

Tale recupero si rende quanto mai necessario per il governo tunisino proprio a causa del gran numero di combattenti coinvolti nella guerra in Siria. I gruppi jihadisti hanno subito significative disfatte sul fronte siriano, cosa che spinto molti a cambiare fronte o a tornare in patria: questa è una preoccupazione fondamentale per la Tunisia, che sta cercando di raccogliere quante più informazioni su questi combattenti. Molti di questi dati sono contenuti nei dossier delle autorità siriane, che però non condivideranno nulla senza che sia pagato un prezzo politico, quanto meno la normalizzazione dei rapporti diplomatici. Questo decreterebbe una grande vittoria per la Siria, e pensare che il Presidente Marzouki, quando decise di tagliare i ponti nel 2012, scommetteva sulla rimozione di Assad nel giro di pochi giorni, o al massimo di qualche mese.

Ahmed Nadhif è uno scrittore e giornalista indipendente tunisino.

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