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La Tunisia è il Paese dell’anno per The Economist

(The Economist). Il 2014 non è certo stato l’anno migliore al mondo: tra guerre, malattie e insurrezioni varie, gli ultimi 12 mesi hanno sembrato preannunciare l’Apocalisse.

Effettivamente il 2014 è stato un anno disastroso proprio se si pensa al concetto stesso di “paese”: Daish (conosciuto in occidente come ISIS) e l’Iraq e la Siria, la Russia e l’Ucraina, Boko Haram e la Nigeria, il Sud Sudan e via dicendo. Eppure ci sono stati anche paesi che hanno resistito alla disintegrazione. Tra questi la Tunisia, che vince il titolo di “paese dell’anno”. Gli ideali della primavera araba sono sprofondati in “violenze ed estremismo”, ma la Tunisia ha davvero fatto eccezione.

Nel 2013 la scelta del The Economist era caduta sull’Uruguay, premiato per il suo atteggiamento liberale circa i matrimoni gay e le droghe. Quest’anno invece, a contendersi il premio erano Tunisia ed Indonesia. Quest’ultima, la nazione musulmana più grande al mondo, con il suo nuovo presidente riformista, Joko Widodo, ha iniziato a viaggiare verso la prosperità.

La Tunisia dal canto suo, paese molto più piccolo di dimensioni rispetto all’Indonesia, ha vinto soprattutto per il valore simbolico che rappresenta. Ha infatti promulgato una nuova costituzione nel segno dell’apertura e della democrazia, ha tenuto sia le elezioni parlamentari che presidenziali (queste ultime con tornata finale il 21 dicembre prossimo). Certo la sua economia è in difficoltà e la politica è ancora fragile, ma il suo pragmatismo e la sua moderazione hanno davvero accresciuto le speranze di una regione e di un mondo in difficoltà.

Mabrouk Tunisia!

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Giusy Regina

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