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La trasformazione di La Mecca in una metropoli

Di Kamal Idris. Your Middle East (14/09/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Più di 100 persone sono morte venerdì scorso, quando una gru è crollata in un cortile della Grande Moschea, uno dei luoghi più sacri dell’Islam, durante un temporale. La gru è una delle tante che si trovano nel luogo e nel momento in cui centinaia di migliaia di musulmani di tutto il mondo cominciano ad affluire nella città per l’annuale pellegrinaggio.

Quattro anni fa è stato lanciato un piano di miliardi di dollari per espandere la moschea al fine di ospitare un numero crescente di pellegrini. Se l’espansione della Grande Moschea per far fronte all’afflusso di pellegrini è stata ben accolta, non si può dire la stessa cosa della moderna urbanizzazione intorno alla Moschea. Quest’ultima, infatti, ha raccolto molte critiche.

A dominare il luogo della preghiera, sta sorgendo un diverso tipo di sviluppo – progetti commerciali giganteschi che secondo i critici minacciano l’eredità della Mecca e ne minacciano la spiritualità. Le autorità locali, però, difendono i progetti urbani: questi apportano migliorie alle ferrovie e alle strade e  rappresentano uno sforzo di modernizzazione che renderà il soggiorno più confortevole anche ai visitatori.

Tuttavia, Al-Alawi Irfan, co-fondatore dell’Islamic Heritage Research Foundation, La Mecca non una città qualsiasi e secondo lui tutti questi grattacieli potrebbero farla apparire come una specie di Manhattan. Tra questi grattacieli c’è lAl-Bait Abraj Towers, noto anche come Mecca Royal Hotel Clock Tower. È uno dei più grandi edifici del mondo in termini di superficie, le sei torri del complesso comprendono camere di lusso e un centro commerciale a più piani. Con i suoi 601 metri, è il terzo edificio più alto del mondo e alla sua sommità c’è una luna crescente e un orologio con quattro quadranti (uno per ogni facciata) che è il più grande e più alto del mondo. Esso porta le parole “Nel nome di Allah” e le sue dimensioni aiutano i visitatori ad individuare la moschea e la Ka’aba.

Secondo Alawi si sta facendo di tutto pur di far spazio ai grattacieli, spazzando via ogni legame tangibile con il Profeta. Le persone visitano la Grande Moschea per venerare Dio, in cerca di spiritualità, ma trovano un luogo di villeggiatura con tanto di piscine e palestre. Alawi si chiede perché a La Mecca debba esserci questo tipo di divertimento, quando nemmeno vicino al Vaticano ci sono cose simili?

Eppure, Shaker Al-Sharif al-Harthi della Camera di Commercio di La Mecca ha difeso la torre dell’orologio definendola un punto di riferimento non solo per la città santa, ma tutto il regno. E Faisal al-Salmi, un insegnante, ha detto che la crescita senza precedenti dei cantieri ha portato posti di lavoro e opportunità di investimento. Invece, Fahad al-Harbi ritiene che è in corso un grande boom nello sviluppo attraverso il rafforzamento della partnership tra il settore pubblico e quello privato.

Kamal Idris è un noto giornalista. Scrive per Asharq al-Awsat e Your Middle East.

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Ilaria Antoniello

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