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La storia degli arabi vittime del Titanic (ultima parte)

di Kamal Kobeissi (AlArabiya 11/04/2012) – Traduzione di Claudia Avolio

 

Il ventisettenne egiziano Hammad Hassab – oltre ad essere l’unico non libanese – è il più famoso dei passeggeri arabi a bordo del Titanic. Cercando il suo nome sui motori di ricerca, molti sono i risultati che appaiono. Tale fama è in genere attribuita al fatto che accompagnò un ricco americano a bordo della nave. L’uomo comprò ad Hassab un biglietto che oggi equivarrebbe a 8 mila dollari: lo stipendio annuale del giovane egiziano non ammontava alle 60 sterline. Sulla sua carta d’identità il suo nome era scritto “Hammad”, ma nella lista delle vittime è stato scritto come Hassab. Di lui si sa che lavorava come guida turistica e traduttore a bordo della nave: nei suoi documenti si legge la voce “dragomanno”, cioè interprete dall’arabo. Hassab guadagnava 1.25 sterline dall’agenzia di viaggi britannica Thomas Hook & Sons. L’agenzia aveva una filiale al Cairo, allo Shepherd Hotel. E’ proprio qui che il giovane incontrò il milionario americano Henry Harper con sua moglie. Era l’inverno del 1912 e Harper chiese a Thomas Hook se conoscesse un traduttore: gli presentarono Hassab. Quando il ricco americano stava per ripartire, disse ad Hassab che avrebbe avuto sommo piacere di condurlo con loro negli Stati Uniti, qualora avesse voluto. Preso inizialmente come uno scherzo, l’invito trovò poi subito l’entusiasmo di Hassab, che si unì al viaggio.

 

All’inizio viaggiarono per Parigi, e poi dal porto francese di Cherbourg salirono a bordo del Titanic il 10 aprile 1912. Harper, sua moglie e Hassab sopravvissero tutti alla tragedia della nave grazie alla prontezza con cui salirono sulla scialuppa di salvataggio. Era la terza barca su un totale di 20 che venne equipaggiata. Non sarebbe loro spettato di salirvi a bordo, avendo priorità assoluta sia le donne che i bambini. Secondo alcuni reports sull’accaduto, i coniugi Harper e Hassab stavano cenando quando la nave colpì l’iceberg. Tornarono di corsa alle loro cabine, misero insieme ciò che avevano di più prezioso e si diressero verso la scialuppa. Quest’ultima si allontanò dalla nave quando avrebbe potuto ancora accogliere almeno metà della sua capacità. Tra gli oggetti che Harper non riuscì a portare via c’è un cappello che è stato identificato da un apparecchio robotico proprio grazie all’intervento del regista di Titanic (James Cameron). Nel 2001 il dispositivo scattò una foto del cappello, che era rimasto sommerso per 100 anni. Del passeggero egiziano, Hassab, si dice che lasciò gli Stati Uniti per recarsi al Cairo, dove riebbe il suo posto di traduttore. Nel 1927, spedì una cartolina negli Stati Uniti con stampata una barca che attraversava il Nilo. Nella busta c’era anche il suo biglietto da visita. Quel biglietto venne più tardi esposto al Brooklyn Museum ed è ancora oggi considerato uno dei reperti del Titanic.


Claudia Avolio

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