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La storia degli arabi vittime del Titanic (seconda parte)

di Kamal Kobeissi (AlArabiya 09/04/2012) – Traduzione di Claudia Avolio

Anche se l’elenco delle vittime fa emergere chi tra loro fosse arabo, è difficile trovare informazioni sufficienti circa la loro nazionalità precisa e su quali circostanze li abbiano condotti a bordo della nave affondata. Questo è vero anche per Encyclopedia Titanic, la fonte più completa sulla tragedia del 1912. Una delle prime difficoltà è il modo in cui i nomi arabi sono stati trascritti, e spesso storpiati. Per esempio, Yusuf diventava Joseph, Boutros sarebbe stato Peter, e così via. Una delle vittime veniva da una famiglia che porta il nome Badr, originaria della Tripoli nel nord del Libano. Il nome è stato trascritto come “Badt” dalla stampa di quel tempo, e se il primo nome della vittima non fosse stato Mohammed, nessuno avrebbe pensato che fosse arabo. Lo stesso è accaduto con uno dei sopravvissuti, originario di un villaggio di Chanay, nel distretto di Aley (Libano dell’ovest). Nassef Qassim Abi al-Muna, questo il suo nome, venne trascritto come “Albimona”. La nipote dell’uomo, Nada Fayyad, giornalista che lavora a Beirut, riporta che suo nonno è morto in Libano nel 1975. “Si è lasciato alle spalle una intera tribù che conta 200 persone tra figli e nipoti. Grazie a Dio è sopravvissuto alla tragedia del Titanic. Altrimenti non sarei qui a parlare oggi”. Nada racconta che suo nonno era sposato con una donna libanese quando si imbarcò sul Titanic, dalla quale divorziò al ritorno dagli Stati Uniti.

 

Molti dei passeggeri arabi sulla nave erano operai e contadini, dato che ci rivela il “contratto di viaggio” da loro firmato con la compagnia proprietaria del Titanic. Suleiman Attallah, affogato nel viaggio all’età di 30 anni, era un’eccezione. Immigrato in Canada, era originario del villaggio di Kafr Mishki, luogo che perse nella tragica traversata 13 dei suoi abitanti. Il numero degli arabi sul Titanic li rende la quinta nazionalità più presente sulla nave: primi erano i britannici (327 passeggeri), secondi gli americani (306), e a seguire irlandesi (120) e svedesi (113). Tra gli arabi c’erano almeno 81 libanesi e 1 egiziano. Si è risaliti all’identificazione di 20 donne e 46 uomini. Il più giovane tra loro aveva 16 anni, il più ‘anziano’ 45, e avevano con sé i loro figli che avevano dai tre mesi fino ai 15 anni. Solo 30 di loro sopravvissero alla tragedia. Il fatto che fossero libanesi non è stato appurato dai documenti di viaggio, che avevano infatti un tipo di “identificazione Ottomana”. A quei tempi si dicevano abitanti della “Grande Siria”, che includeva l’odierno Libano e la Siria, la Palestina e la Giordania. Se si è riusciti ad identificarli come ‘libanesi’, invece, è perché provenivano da villaggi che hanno mantenuto lo stesso nome fino ai giorni nostri.

 

Il primo ad occuparsi dell’arduo compito di dare un nome e un volto alle vittime libanesi del Titanic fu il giornale al-Anwar. Nel 1998, la testata libanese pubblicò un report sulla corrispondenza tra libanesi espatriati negli Stati Uniti e le loro famiglie in Libano. Queste lettere contenevano molti dei nomi dei passeggeri sul Titanic, ed altre informazioni sulle loro vite. Un mese dopo, un altro report venne stilato dal giornalista libanese-palestinese, Ray Hanania, che vi incluse un elenco di 79 nomi, in cui mancava il passeggero egiziano e un altro libanese. I nomi vennero pubblicati nella forma anglicizzata, perciò l’originale arabo rimase non chiaro. L’idea sorse nel giornalista proprio dopo aver visto il film e in particolare la scena in cui alcuni passeggeri parlano in arabo. Nell’equipaggio del Titanic, composto in totale da 899 membri, c’era un libanese, Mansour Meshaalani. Nato nel 1860 e a quei tempi cittadino britannico a tutti gli effetti, aveva il compito di guidare la squadra che stampava i menu e le targhette per tutta la nave. Inoltre si occupava di un bollettino quotidiano che informava i passeggeri delle attività che potevano svolgere a bordo. Purtroppo Meshaalani non sopravvisse alla tragedia.
Nel 2010, la scrittrice siriana-americana Laila Salloum Elias ha pubblicato un libro dal titolo “Il Sogno e poi l’Incubo: Siriani a Bordo del Titanic.” Molte delle informazioni che vi ha raccolto, provengono da giornali in lingua araba diffusi a New York nell’anno della tragedia, come al-Hoda e Merat al-Gharb. “E’ lì che ho trovato i nomi originali scritti in arabo, dei passeggeri libanesi a bordo del Titanic,” ha detto la scrittrice a riguardo. Elias ha specificato che la dicitura “siriani” nel sottotitolo del suo libro, si riferisce alla Grande Siria cui abbiamo accennato. Lo scorso anno la casa editrice Atlas, con sede a Beirut e a Damasco, ha pubblicato la versione araba del libro.

(Continua nell’ultima parte)


Claudia Avolio

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