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La “Stand Up Comedy” in Egitto

Di Dalia Assem. Al-Sharq al-Awsat (15/01/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

“Libera te stesso e sii felice”: è questo lo slogan di Al Hezb el Comedy (Il Partito della Commedia) egiziano, che comprende 40 giovani di età compresa tra 17 e 38 anni e che rivoluziona l’arte della commedia stessa. Si esibiscono in lingua inglese e araba e si rivolgono ad un pubblico vasto, locale e internazionale. Per un’oretta circa, lo spettatore fugge dalla realtà per rifugiarsi nella risata.

Il fondatore del Partito è Hashim al-Garhy, 26 anni, che ha abbandonato il campo del marketing per diventare un comico. Influenzato dalla Stand Up Comedy americana ed europea, dove ha avuto origine, ha voluto riproporre la nuova industria della comicità in Egitto. L’idea è creare un’opportunità di lavoro per i giovani egiziani, senza limiti di età, sesso o ceto sociale. “Per essere comico, non bisogna avere una laurea, esercitare una particolare professione o provenire da un rango sociale elevato. L’importante è far rider e avere senso dell’umorismo”, dice al-Ghary.

Tuttavia, bisogna riconoscerle un certo grado di difficoltà. Infatti, come egli afferma, la Stand Up Comedy è una delle più complesse arti teatrali in quanto presuppone un legame diretto e immediato col pubblico. L’obiettivo è quello di far ridere all’istante. È l’arte dell’improvvisazione e il comico tenta di raggiungere il suo obiettivo mediante voci, canzoni, musica o effetti luci, e persino attraverso la magia. È un racconto del mondo circostante in maniera personale e originale, influenzato dalla propria immaginazione.

Al Hezb el Comedy logo - Egitto

Il simbolo della compagnia è il fez rosso, il cui fiocco viene sostituito da un microfono, per dare voce ai giovani ed affermare “la nostra epoca d’oro, un modo per rappresentare ed esprimere noi stessi”. Il suo fondatore ha voluto conciliare l’epoca dei Pascià e dell’aristocrazia egiziana con l’originalità e la creatività contemporanea.

L’origine del nome della compagnia risale proprio agli inizi della rivoluzione del 2011, quando “rattristiti e scoraggiati dalla situazione politica, abbiamo deciso di far ridere gli egiziani”. E non solo. Ma rispetto agli inizi, il Partito ha ottenuto maggiore riconoscimento perché anche il pubblico cambia. Ora gli egiziani sono più aperti all’arte, e in particolare alla commedia. Diverse università hanno voluto abbracciare il progetto, tra cui quella del Cairo, di Ain Shams e persino Al-Azhar.

L’obiettivo è quello di consolidare tale forma d’arte e riuscire ad esibirsi costantemente. La compagnia ottiene riconosce internazionale e i comici vengono affiancati anche da artisti stranieri, come australiani e britannici. La risata non conosce limiti di identità o di nazionalità.

Dalia Assem è una giornalista e corrispondente per il portale del quotidiano Al-Sharq al-Awsat.

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Roberta Papaleo

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