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La Siria verso Ginevra II

Zoom 05 set SiriaDi Abdul Rahman al-RAshed. Asharq al-Awsat (04/09/2013). Traduzione di Roberta Papaleo.

Nonostante la strada verso Ginevra II si stia facendo molto meno incerta, stiamo ancora affrontando diverse difficili battaglie. Nei giorni a venire, una serie di importanti eventi sono incentrati sulla crisi siriana, tra cui il vertice del G20 a San Pietroburgo. Anche l’Assemblea Generale dell’ONU comincerà a riflettere sulla Siria, mentre la delegazione saudita ha già iniziato la sua campagna per spingere verso una decisione contro il regime Assad. Inoltre, la prossima settimana il Congresso degli Stati Uniti voterà sulla possibilità di un attacco militare contro il regime siriano per il presunto uso di armi chimiche.

La crisi siriana peggiora ogni momento che passa, sia sul posto, sia sullo scenario internazionale. Non è più facile ignorare quello che sta succedendo in Siria. Le Nazioni Unite continuano a mettere in guardia dal vertiginoso aumento della crisi, mentre un terzo del popolo siriano è stato costretto a lasciare il paese e più di cinque milioni sono rimasti senza una casa. I campi profughi nei paesi vicini stanno straripando, mentre le organizzazioni umanitarie, che forniscono un aiuto cruciale a milioni di siriani bisognosi, hanno quasi esaurito tutte le scorte.

Oltre alla crisi umanitaria, gli scontri in Siria fanno aumentare anche i rischi politici. Il Libano è rimasto coinvolto in un conflitto settario e fazioso: questi scontri sono i primi nel loro genere dopo la fine della guerra civile libanese, più di vent’anni fa. Per quanto riguarda la Turchia, sta cercando di mantenere il controllo delle aree di confine minacciate da una destabilizzazione maggiore. Da parte sua, l’Iraq ha dispiegato la maggior parte delle sue forze lungo il confine con la Siria dopo il ritorno dei terroristi nella regione, causando ulteriori incidenti di violenza.

Fortunatamente, l’opposizione siriana, compreso l’Esercito Siriano Libero (ESL), è stata capace di realizzare alcuni progressi militari sul campo, oltre a rafforzare l’unità politica ed assicurare sostegno qualitativo e quantitativo. Tuttavia, la questione che dobbiamo porci è questa: cosa significa veramente tutto questo progresso e sviluppo?

La Siria è diventata un problema internazionale: non si tratta più solo dei siriani. Questa responsabilità impedisce ai governi e ai regimi internazionali di ricorrere alla guerra o di imporre la soluzione che vogliono. Dopo gli ultimi sviluppi politici e militari in Siria, la proposta per una conferenza di pace a Ginevra costituisce un’eccellente opzione. È probabile che Ginevra II verrà tenuta in autunno, ponendo fine al governo Assad e passando il potere nelle mani dell’opposizione.

Non è più possibile consentire le soluzioni politiche proposte in precedenza, basate sulla condivisione del potere tra il regime Assad e l’opposizione durante una fase di transizione della politica siriana. I russi e gli americani si sono resi conto dell’impossibilità di accettare una proposta così velenosa, specialmente perché causerebbe solo maggiori scontri. Un certo numero di forze siriane e di governi arabi hanno assicurato che questa soluzione non è più percorribile. A questo punto, l’unica soluzione possibile e ragionevole è l’uscita di scena di Assad, il mantenimento delle istituzioni fondamentali dello Stato – compreso l’esercito – e la gestione dell’autorità da parte dell’opposizione. Solo in questo modo la Siria potrà ottenere una riconciliazione nazionale. non c’è spazio per Assad ed il suo regime in Siria. Sia l’ala politica che quella militare dell’opposizione siriana non possono più essere ignorate e non è possibile realizzare nessuna riconciliazione senza la sua partecipazione. I governi arabi che stanno sostenendo il popolo siriano hanno il coltello dalla parte del manico. Quindi, Ginevra II godrà sicuramente di condizioni politiche e militari molto favorevoli.

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Roberta Papaleo

1 Commento

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  • I conti non tornano.
    Innanzitutto l'”opposizione siriana” è nata come laica richiesta di democratizzazione ed è stata spazzata via prima dal regime e poi dalle frange fondamentaliste dell’islam antidemocratico, violento e teocratico. Questa è oggi l'”opposizione” e non è preferibile all’andamento, triste, del regime di Assad.
    In secondo luogo le prospettive positive sbandierate nell’articolo sono mera chimera. La verità è che l’escalation militare sta precedendo e quindi blindando la trattativa politica.

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