Siria Turchia USA Zoom

La Siria nordorientale è il regalo avvelenato di Trump per Erdogan

Prende forma l’ipotesi dell’intervento del regime di Damasco contro i turchi a Est dell’Eufrate

Di Hilmi Hammami, Al-Arab.co.uk (14/10/2019). Traduzione e sintesi di Alessandro Tonni.

Il presidente americano Donald Trump è sempre stato risoluto nella sua scelta di ritirare le forze dal nord-est della Siria e in quella di cedere il campo all’intervento militare turco contro i curdi, oltre alla sua ferma adesione alla linea guida delle iniziative politiche Usa verso i teatri di crisi nel mondo, ossia quella che “l’interesse americano non è risolvere le crisi mondiali nel loro insieme, ma prendere le redini del gioco per usarle a vantaggio degli Usa”. Quindi, il presidente non ha sorpreso i suoi alleati, anzi, ha colto alla sprovvista i suoi rivali quando ha annunciato il ritiro delle forze americane dalla Siria, abbandonando così i curdi e lasciandoli al loro destino. I combattenti curdi, dopo aver neutralizzato l’organizzazione dello Stato Islamico su una ampia area della Siria con il sostegno degli americani, dovranno affrontare il difficile compito di frenare l’esercito turco con le sue fazioni siriane alleate. Queste, si sono spinte oltre i confini per compiere un assalto che Ankara andava minacciando da lungo tempo. E dunque, ci si chiede quale possa essere il profitto che gli americani  ricaverebbero  con il loro ritiro dalla Siria. Una cosa certa è che Washington non fa regali senza ottenere qualcos’altro in più, e i segni di questo sono apparsi in modo visibile. Con molta probabilità, la ritirata degli americani creerà un vuoto nella regione, e tale vuoto verrà colmato da Bashar al-Asad. Il presidente del regime siriano, infatti, aveva minacciato di tornare sulle zone con l’uso della forza, qualora il caso lo avesse richiesto e nel caso in cui le forze curdo-siriane avessero indebolito la loro presa nel nord-est della Siria. Questo, faciliterebbe un ritorno sul campo da parte delle forze di al-Asad e dei suoi due alleati Russia e Iran. Ciò trova conferma se si tiene conto che quando Trump aveva annunciato il ritiro dalla Siria nordorientale nel dicembre scorso, i suoi consiglieri lo avevano dissuaso dal farlo e avevano evidenziato che il ritiro avrebbe dato agli iraniani la possibilità di introdursi nella regione in maniera più vistosa, cosa che si continua a pensare ancora oggi. Non è così facile che l’esercito turco ben armato riesca effettivamente ad ottenere una vittoria rapida nel nord-est della Siria e non è neanche probabile che il conflitto possa assumere dimensioni più estese nel caso in cui l’organizzazione dello Stato Islamico non dovesse sfruttare la situazione per incrementare la sua attività nell’area siriana. Perciò, una guerra aperta con la Turchia avrebbe come esito quello di portare i curdi in prima linea, un fatto che permetterebbe un ritorno su altre zone da parte degli elementi residuali dell’organizzazione dello Stato Islamico. L’esercito di Erdogan troverà davanti al suo cammino forze curde altamente addestrate e militarmente preparate, se si considera che gli americani hanno supervisionato il loro addestramento e li hanno ammaestrati ai metodi di combattimento militare. Per tale motivo, infatti, una vittoria turca nella regione non sarà semplice e potrebbe essere procrastinata ben oltre le previsioni.  Inoltre, se anche riuscisse nei suoi intenti, il governo di Ankara si ritroverebbe davanti la bomba ad orologeria costituita da migliaia di combattenti dell’organizzazione dello Stato Islamico imprigionati nelle carceri curde. Una di queste Brigate è costituita da decine di migliaia di persone, tra essi vi sono estremisti accusati dalle forze curde e da organizzazioni umanitarie di aver tentato di ripristinare l’autorità dello Stato Islamico. Da quando Daesh è stato sbaragliato, le forze curde sono state quelle che si sono occupate di imprigionare quanti erano sospettati di appartenere all’organizzazione. Inoltre, da diverso tempo i comandanti curdo-siriani hanno avvisato che le Forze Democratiche Siriane non saranno in grado ancora a lungo di detenere i prigionieri di Daesh, se la situazione dovesse precipitare con una aggressione della Turchia. Secondo il dipartimento estero dell’amministrazione curda nel Nord della Siria, le Forze Democratiche Siriane continuano a detenere 5000 combattenti da Iraq e Siria, aggiunti ad altri 1000 stranieri provenienti da più di 55 paesi.

Hilmi Hammami è un giornalista e scrive articoli di attualità politica ed economica sulla testata al-Arab.co.uk .(صحيفة العرب)

Vai all’originale: https://alarab.co.uk/شمال-شرق-سوريا-هدية-ترامب-المسمومة-لأردوغان


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

Scrivi un commento

Clicca qui per postare un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Formazione online

corsi di lingua araba

Ultimi tweet

Formazione

tangeribiz