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La Siria campo di battaglia tra Turchia e Russia

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Di Serkan Demirtas. Hurriyet Daily News (25/11/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

L’abbattimento del jet russo il 24 novembre segna un inizio sotto molti aspetti. È il primo caccia russo abbattuto da un Paese NATO dagli anni Cinquanta e il primo abbattuto dalla Turchia dalla creazione dell’Alleanza, alla fine degli anni Quaranta. È anche la prima volta dal 2011 che due attori esterni con obiettivi diversi in Siria hanno un confronto militare diretto. 

La gravità dell’incidente è emersa fin da subito. La Turchia ha lanciato una campagna diplomatica per informare i leader del mondo sul come e il perché dell’attacco. Ha iniziato dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Russia compresa. Poi ha chiesto una riunione urgente del Consiglio della NATO lo stesso giorno, cercando l’appoggio degli altri alleati e una dichiarazione di solidarietà di fronte alle crescenti minacce russe e siriane contro la sicurezza dei propri confini.

I leader turchi hanno anche indetto un vertice sulla sicurezza, dopo che il primo ministro Davutoglu ha ribadito la determinazione della Turchia a mantenere intatta la sicurezza dei propri confini e a prendersi cura dei turkmeni, che la scorsa settimana hanno subito pesanti attacchi.

La reazione di Mosca è stata dura è sfaccettata. Il presidente Putin ha definito l’azione “una pugnalata alle spalle” compiuta da “complici del terrorismo”. Ha anche affermato che Daesh (ISIS) sta trafficando petrolio siriano in Turchia per finanziare le sue operazioni, rivolgendo un’accusa molto diretta al governo turco.

È seguita la cancellazione della visita a Istanbul del ministro degli Esteri russo Lavrov, prevista per il 25 novembre – chiaro segno che al momento Mosca non ha intenzione di sedersi allo stesso tavolo con la Turchia, né di stabilire un canale di comunicazione. Lavrov ha anche invitato la popolazione russa a non viaggiare verso la Turchia a causa della minaccia terroristica, così come suggerito da Putin: “Questo incidente avrà conseguenze serie nei rapporti bilaterali”. 

Nell’ultimo decennio, Ankara e Mosca avevano instaurato una relazione speciale, con un aumento del volume del commercio bilaterale a quasi 35 miliardi di dollari e l’obiettivo comune di arrivare a 100 entro il 2020. Questo aveva spianato la strada ad imprenditori e costruttori turchi, mentre milioni di russi per anni hanno scelto la Turchia come principale destinazione turistica.

Questo incidente segnerà un duro colpo per tutto ciò, col timore che ci vorrà molto tempo prima che le relazioni possano essere riprese. Se le due parti non riusciranno a contenere la crisi nel periodo a venire, può anche essere che la visita del Presidente Erdogan a Mosca verrà annullata.

Tuttavia, il pericolo maggiore riguarda il territorio siriano, il cui piccolo spazio aereo è solcato dai caccia di Russia, Turchia e altri Paesi della coalizione anti-Daesh. Il blocco russo-siriano continua le operazioni volte a rafforzare l’autorità del presidente Assad nelle aree sotto il suo controllo, cercando al tempo stesso di allontanare dalle aree circostanti le forze locali che combattono per rovesciare sia Daesh che il regime. 

Ecco perché i caccia russi conducono attacchi molto vicino al confine turco: per permettere all’esercito siriano di riprendere il controllo di punti strategici nel nord-ovest della Siria. Questo aspetto è particolarmente importante dal momento che con l’anno nuovo si dovrà negoziare il cessate il fuoco come parte dell’accordo di Vienna.

Dall’altra parte, anche la coalizione anti-Daesh – guidata dagli Stati Uniti e alla quale partecipa pure la Turchia – continuerà le operazioni per creare un’area libera da Daesh tra le località di Mare e Jarablus. Questo sicuramente non sarà a vantaggio del regime siriano e al riguardo c’è chi suggerisce che le recenti operazioni russo-siriane nel nord-ovest della Siria puntino anche a bloccare la loro iniziativa. 

Nel complesso, se Turchia e Russia – così come gli altri Paesi coinvolti militarmente – non troveranno un modo per allentare la tensione, il teatro siriano si trasformerà con molta probabilità in un campo di battaglia dove gli eserciti di Turchia e Russia si scontreranno sempre più spesso. E questo non è in linea con gli sforzi internazionali per risolvere il problema siriano pacificamente e con mezzi diplomatici. 

Serkan Demirtas scrive per il quotidiano turco Hurriyet Daily News.

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Cristina Gulfi

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