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La Russia e il suo “amore” incondizionato per Bashar al-Assad

Di Abdulrahman al-Rashed. Al-Sharq al-Awsat (18/01/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Dall’inizio della rivoluzione in Siria, la Russia ha avuto un ruolo principale nel sostenere un regime logorato al suo interno e senza alcun futuro. Eppure, tale coinvolgimento da parte del Cremlino sembra non aver delle fondamenta logiche.

Infatti, la Siria non riveste di certo una posizione strategica per Mosca nel conflitto regionale, né tanto meno gioca un ruolo influente negli equilibri internazionali, o nelle questioni relative al controllo dell’acqua, alle fonti di energia o ai mercati dei consumatori.

Per due anni ho tentato di trovare delle spiegazioni plausibili che mi aiutassero a giustificare una tale alleanza tra Damasco e Mosca; purtroppo, non sono giunto a nessuna conclusione valida.

Mi è stato riferito, ad esempio, che tale legame si iscrive nell’alleanza tra la Russia e l’Iran e questo genera una seconda questione. O forse il coinvolgimento del Cremlino nella crisi siriana ha come fine l’avvio di negoziati con l’Occidente, anche se l’Occidente non ha alcun interesse nella futura guida di Damasco.

Un’altra possibile spiegazione riguarda il porto di Tartus e l’importanza che esso riveste per la Russia. A seguire l’ipotesi di scambi commerciali, subito confutata per il prestigio ricoperto dagli Stati del Golfo o dall’Iran nel settore. E per finire, il sostegno ad Assad nella sua lotta al terrorismo e all’opposizione interna. Ma entrambe le tesi sono presto smentite. Infatti, l’alleanza tra la Russia e la Siria ha preceduto la nascita di organizzazioni terroriste come Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) e il Fronte al-Nusra; inoltre, l’opposizione al regime siriano ha iniziato a combattere le associazioni estremiste ancor prima dei russi.

La Russia commette lo stesso errore del passato, quando si trovò ad appoggiare il regime di Assad coinvolto nell’assassinio di Rafiq Hariri e ad interrompere le investigazioni internazionali. Eppure, la Russia è stata “tradita” proprio da Bashar al-Assad quando ha voluto riallacciare i rapporti con la Francia e quindi con gli americani. Nonostante ciò, i russi hanno confermato la loro fiducia nel presidente siriano.

Ora non solo Mosca si impegna ad inviare armamenti e barili di esplosivi in Siria, ma spinge al riconoscimento del presidente in carica. Inoltre, ha proposto un governo congiunto tra il regime e l’opposizione sotto la guida di Assad, che di certo, non avrà modo di realizzarsi.

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e ex direttore generale di Al-Arabiya.

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Roberta Papaleo

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