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La rovina archeologica di Gaza

Zoom 17 ott GazaDi Rasha Abu Jalal. Al-Monitor (10/10/2013). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

Se gli antichi reperti archeologici nella Striscia di Gaza potessero dare adito ai propri sentimenti, urlerebbero a squarciagola per le continue violenze subite. Demolizioni, costruzioni di nuovi edifici, saccheggi e la non curanza sono solo alcune delle problematiche. Infatti, come indica lo storico palestinese Nasser al-Yafawi, i siti dell’archeologia islamica e cristiana subiscono la negligenza del governo,i furti da parte delle forze israeliane o l’appropriazione da parte di gruppi di trafficanti d’antichità.

La maggior parte dei reperti di Gaza è stata oggetto di pirateria e demolizione davanti agli occhi di tutti, chiarisce al-Yafawi in un’intervista con Al-Monitor, confessando che i funzionari presso le autorità locali preposte alla protezione del patrimonio storico-artistico non cooperano volentieri. Tra i siti archeologici, quello più importante è certamente la Fortezza di Barquq a Khan Yunis, una città nel sud della Striscia.

Il forte, che è considerato uno dei cinque simboli della cultura islamica in Palestina, “è stata la prima opera di epoca mamelucca fondata dal principe Yunis Bin Abdullah Al-Dawdar Al-Nurzi durante l’epoca del sultano Barquq nel 1387”, sottolinea al-Yafawi. Nel passato questo complesso era, così, un punto d’incontro per i mercanti di passaggio tra l’Egitto e il Levante e un fortino militare.

Purtroppo, oggi, uno dei maggiori pericoli per questo sito è rappresentato dagli stessi cittadini di Yunis Khan. Infatti, la superficie ospita case, attività commerciali e mercati. Recentemente sono state occupate anche le mura. Il presidente dell’Associazione del Patrimonio della Cittadella, Muhammad al-Farra, ha richiesto con urgenza l’intervento del governo, che però non ha ancora fermato l’usurpazione. “Questi atti di barbarie sono iniziati con la Prima Guerra Mondiale, sono continuati con il controllo egiziano e l’occupazione israeliana; purtroppo, non sono terminati nemmeno con il governo palestinese e il controllo di Hamas”, informa al-Farra. L’associazione ha denunciato alla Corte Suprema di Giustizia di Gaza quello che sta avvenendo e ha chiesto al ministero degli Awqaf di proclamare la Cittadella di Barquq uno waqf, che per ora non è stata nemmeno inserita nella lista dei siti protetti da parte del ministero del Turismo e delle Antichità. Da parte sua, il segretario del ministero, Muhammad Khalla, ha chiarito che sono venute meno le possibilità materiali per fermare la deturpazione. Infatti, con la concessione di diritti edilizi e abitativi nel corso degli anni, gli spazi occupati sono diventati proprietà privata. Quindi, ad oggi, portare avanti dei restauri significherebbe dover rimborsare “i residenti” della fortezza, ma il governo non ha il denaro sufficiente.

La cittadella di Barquq non è l’unico posto d’interesse storico lasciato alla negligenza. Questa è la caratteristica della maggior parte dei siti archeologici a Gaza, tra cui la meravigliosa Tallat Om Amer che accoglie il monastero cristiano di San Ilario. Edificato nel III secolo d.C. ad Al-Nuseirat nel centro di Gaza, è lasciato in balia di saccheggi e senza nessuna protezione o cinta. “Questo sito è stato consegnato alla scuola francese con il patrocinio dell’UNESCO; poi l’Organizzazione ha fermato il suo programma a causa delle crisi finanziarie”, ha rivelato Khalla.

Inoltre, per sette chilometri a nordovest da Gaza City si estende l’antico “Porto di Blakhiyya” dell’ex città greca Antedone, ma risalente all’epoca assira. Originariamente ricco crocevia tra il Levante e l’Egitto, oggi il porto, che cela ancora reperti romani in terracotta, magnifici mosaici e colonne, viene usato per le esercitazioni delle brigate Kassam di Hamas. È per questo che il sito è diventato uno degli obiettivi degli attacchi aerei israeliani. Le esercitazioni militari sono state patrocinate dal ministero del Turismo e delle Antichità a condizione che il sito non sia danneggiato e che, in caso di scavi, la proprietà torni al governo. Inoltre, tutti quelli che hanno cercato di opporsi hanno rischiato di essere arrestati.

In definitiva, è chiaro che il patrimonio e l’eredità delle antiche civiltà che hanno vissuto in questi luoghi sono costantemente minacciati. Bisogna che le autorità locali s’interessino di più e diano una protezione completa ai siti archeologici di Gaza in modo da rendere onore al passato e garantire un giusto futuro.

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Roberta Papaleo

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