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La risposta palestinese al discorso di Netanyahu al Congresso americano

Di Allison Deger. Mobdoweiss (09/03/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Benjamin NetanyahuLa scorsa settimana, quando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato al Congresso statunitense con la speranza di bloccare un eventuale accordo sul nucleare iraniano, non ha nominato i palestinesi nemmeno una volta. In Cisgiordania, quest’omissione ha mostrato che il premier preferisce occultare l’occupazione.

Mentre Netanyahu parlava al Congresso, alti funzionari palestinesi erano occupati a cercare di guadagnare consenso dalla comunità internazionale su una serie di iniziative. Le principali istituzioni palestinesi hanno indetto lunghe riunioni a Ramallah per discutere diverse questioni, ma soprattutto per decidere l’interruzione di qualsiasi coordinamento securitario con l’esercito israeliano. Tra una discussione e l’altra, alcuni funzionari hanno parlato del discorso di Netanyahu: erano offesi del fatto che non avesse parlato di loro, considerando l’Iran come un diversivo dal problema dell’occupazione.

Saeb Erakat, a capo dei negoziati palestinesi, ha dichiarato che “nel suo discorso, Netanyahu ha voluto spostare l’attenzione dal conflitto non facendo menzione della Palestina. Sembra che l’impunità garantita a Israele dal Congresso americano gli permetta di continuare a violare i diritti dei palestinesi senza temere conseguenze. Inoltre, anche noi vogliamo un Medio Oriente senza armi nucleari e per questo Israele deve permettere che dei team internazionali controllino le strutture nucleari israeliane”.

Sulla stessa riga, Mustafa Barghouti, capo dell’Iniziativa Nazionale Palestinese, ha dichiarato: “È davvero impressionante come un uomo come lui abbia il coraggio di parlare al Congresso e al mondo intero senza menzionare la questione palestinese, che è la più importante per gli israeliani”. Barghouti ha aggiunto che Netanyahu stava cercando di “vendere un prodotto che nessuno compra più: la paura”.

Da parte sua, Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Palestinese, ha parlato indirettamente del discorso di Netanyahu, adottando un tono più leggero rispetto ad altri funzionari palestinesi: “Al momento Israele vuole lasciare tutto in sospeso a causa delle elezioni”, ha dichiarato Abbas, che come molti altri ha visto l’intervento del premier israeliano come propaganda. Abbas ha aggiunto che “le elezioni israeliane non ci riguardano e non vogliamo esprimere la nostra opinione su chi speriamo sarà il prossimo primo ministro. Qualunque persona il popolo israeliano eleggerà verrà da noi considerato come un partner di pace e con cui negoziare”.

Tuttavia, è poco probabile che si terranno negoziati nell’imminente futuro. La scorsa domenica, il partito di Netanyahu (Likud) ha diffuso un pamphlet in cui si legge che il primo ministro ha smesso di sostenere qualsiasi tipo di Stato palestinese. La ragione, come nel discorso al Congresso, è l’Iran. “Con la situazione creatasi in Medio Oriente, qualsiasi territorio evacuato cadrebbe nelle mani dell’estremismo islamico e delle organizzazioni appoggiate dall’Iran. Quindi, non ci saranno concessioni o ritiri”, recita il pamphlet.

Allison Deger è vice caporedattrice di Mondoweiss.net.

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