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La rete della Taranta tra popoli e culture mediterranee, con Daniela Rota – seconda parte

fig. 3 (Antidotum tarantulae)
Salve amiche e amici, eccomi di nuovo con la seconda parte dell’articolo sulla Taranta e la sue rete fra popoli, tradizioni e musiche del Mediterraneo. Oggi entreremo nel vivo del discorso e conosceremo trame, incontri e scontri che hanno reso, da secoli, angoli e sponde del Mare Nostrum assai vicini tra loro, più di quanto possa sembrare.

Come già scritto ieri, il testo che riporto è quello integrale della Dottoressa Daniela Rota, sintesi della sua Conferenza del 14 giugno 2013, svoltasi presso l’Istituto Germanico di Roma.

Buona lettura e a presto con un nuovo articolo!

 

13 giugno 2013, ore 19

Istituto Storico-Germanico di Roma

Ciclo di conferenze “Musicologia oggi

Daniela Rota

LA TELA DELLA TARANTA

Intrecci storici, culturali e musicali tra le civiltà del mediterraneo

SECONDA PARTE

Io non sono né un’antropologa, né un’etnomusicologa. Insegno in Conservatorio la storia della musica colta europea e, da un paio di decenni a questa parte, curo la traduzione dal latino e l’edizione critica dei trattati musicali pubblicati nel XVII secolo da due gesuiti tedeschi di stanza in Italia: Athanasius Kircher e Caspar Schott. Athanasius Kircher, docente di teologia e lingue orientali presso il Collegio romano, era un simpatico incrocio tra un genio e un ciarlatano, che conosceva 24 lingue, intratteneva relazioni epistolari con più di 700 corrispondenti sparsi in giro per il mondo (in una sorta di Facebook pre-tecnologico); un autentico tuttologo che ha pubblicato 44 volumi ponderosissimi sugli argomenti più disparati. […] Tra le tante, altre cose, Kircher si è occupato anche di tarantismo, e lo ha fatto in tre differenti occasioni ed in tre diversi trattati: il primo e più esaustivo è stato il Magnes, sive de arte magnetica, un trattato scientifico che, – a sua volta – ha conosciuto nel tempo tre distinte edizioni nel 1641, nel 1643 e nel 1654. Kircher è tornato ancora sull’argomento (senza però aggiungere nulla di nuovo o di diverso, ma semplicemente ritagliando e incollando ampi stralci dal Magnes) in due opere di argomento acustico-musicale: la Musurgia del 1650 e la Phonurgia del 1673. Tutto quello che Kircher ha scritto in merito al tarantismo è stato poi ripreso e riciclato a fini divulgativi nel 1657 nel V libro della Magia Acustica di Caspar Schott, un altro erudito tedesco di stanza in Italia, che di Kircher fu allievo, amico e collaboratore. Sull’argomento ho di recente pubblicato un volume dal titolo I Gesuiti e le tarantole (LIM, Libreria Musicale Italiana, Lucca 2012). (fig. 1 . vedi copertina del libro pubblicata nell’articolo del 22 settembre 2013, prima parte di questo).

Tra i tanti motivi di interesse che gli scritti di Kircher e Schott sul tarantismo salentino e sulla sua cura musical-ballerina possono offrire, ve n’è uno che segnalo all’attenzione sua e dei suoi lettori. Infatti, oltre alle solite reminiscenze classiche (la lira di David, il canto di Orfeo…), vi fanno ogni tanto capolino dei riferimenti ad apporti di altra provenienza e di epoca più recente: come quello al mondo ottomano la cui flotta – dalla fine del ‘400 in poi – aveva sempre più spesso attraversato le acque del Mediterraneo, portato terrore e morte sulle coste del Salento e reso ancora più fragile e precaria la tenuta psicologica di popolazioni già provate dalla miseria.

All’epoca la lotta tra Cristiani e Mori aveva ispirato in tutto il bacino del Mediterraneo numerose danze armate, nate a imitazione di combattimenti realmente accaduti: danze come la Moresca o il Mattaccino e – verrebbe da aggiungere – come la Tarantella: infatti Kircher, nel descrivere le danze di alcuni tarantati, parla di movenze coreografiche che simulavano vere e proprie scene di combattimento armato ed inserisce nella Phonurgia nova un’immagine nella quale si vede chiaramente un ballerino che – di spade – ne impugna addirittura due (figura a lato ).fig. 2 (danza armata)

I riferimenti alla Turchia non sono finiti: tra le melodie medicinali che Kircher riporta – in tutto otto, le più antiche mai documentate – quella indicata come l’Antidotum tarantulae per eccellenza e trascritta in bella evidenza nella splendida tavola illustrativa allegata alla trattazione è un’aria turchesca: probabilmente uno dei tanti souvenirs lasciati dai Turchi nel corso delle loro frequenti incursioni sulle coste salentine (figura  d’intestazione dell’articolo).

E sempre di origine turca sembrerebbero anche i due strumenti ai quali, a detta di Kircher, questa melodia era solitamente affidata. Uno è il surdastro, tamburo bipelle a bandoliera percosso con due bacchette diverse, una rigida e robusta; l’altra flessibile e sottile: si tratta con tutta probabilità di una variante del tamburo militare turco, giunto in Puglia con le truppe ottomane all’epoca della presa di Otranto (figura a lato);fig. 4 (tamburo turco)

l’altro è la zampogna pastorale, altrimenti nota come piva o ciaramella (vedi figura in basso a destra): strumento tipicamente pugliese, ma che, con la sua sonorità stridula e penetrante, ricorda molto da vicino quella degli oboi e dei clarinetti diffusi sulle sponde orientali del Mediterraneo. Nel vederli menzionati da Kircher come un duo strumentale specializzato nell’esecuzione di moduli melodici di origine turchesca, è davvero difficile resistere alla tentazione di vedervi la versione nostrana dell’accoppiata di zurnā e dāvūl ( figura in basso a sinistra), ancor oggi tipica della musica popolare del Vicino Oriente.

fig. 6 (zurna e davul)

fig. 5 (zampogna)


Cinzia Merletti

Cinzia Merletti è musicista, didatta, saggista. Diplomata in pianoforte, laureata in DAMS, specializzata in Didattica e con un Master in Formazione musicale e dimensioni del contemporaneo. Ha scritto e pubblicato saggi sulla musica nella cultura arabo-islamica e mediterranea, anche con CD allegato, e sulla modalità. Saggi e articoli sono presenti anche su Musicheria.net. Ha all'attivo importanti collaborazioni con musicisti prestigiosi, Associazioni culturali e ONG, enti nazionali e comunali, Conservatorio di Santa Cecilia, per la realizzazione di eventi artistici, progetti formativi ed interculturali tuttora in corso.

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