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La resa dei conti dello Stato arabo

La resa dei conti dello Stato arabo

Di Nawaf Obaid. The Daily Star (30/04/2013). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

La cosiddetta Primavera araba ha generato un’ondata di speranza nella democratizzazione dei regimi arabi. Ma la speranza – quell’essere piumato, come la definisce Emily Dickinson – spesso ha poco a che fare con la realtà. A guardarla bene, sembra che un rigido inverno abbia preso piede: le inquietanti realtà politiche potrebbero infatti rendere il concetto di Stato-nazione incompatibile con il mondo arabo. Come mantenere la stabilità nella regione diventa quindi una questione scottante.

I problemi dei Paesi arabi sono diversi per ordine e grado. Alcuni, come l’Egitto e la Tunisia, hanno istituzioni storicamente radicate che permettono di dirigere il processo di ricostruzione post-rivoluzionario, evitando il collasso completo dello Stato. Altri, come il Bahrain e la Giordania, sembrano relativamente stabili. Tuttavia, la maggior parte sta attraversando una fase di grave contrazione economica, situazione che mina due componenti fondamentali dello Stato: l’indipendenza economica e una crescita autosufficiente.

Dovunque sono stati eletti leader legati al movimento islamista rivoluzionario pan-arabo dei Fratelli Musulmani. Tutti i Paesi della regione sono quindi soggetti ad un’ideologia religiosa che trascende lo Stato-nazione invece che a progetti di stabilità sociale, prosperità economica e sicurezza politica all’interno dei propri confini. La vulnerabilità che ne deriva è evidente, ad esempio, nella disintegrazione del Sudan in due Stati.

Lo stesso sta accadendo in Iraq, nel pieno di una lotta per mantenere arabi e curdi, sunniti e sciiti uniti in un unico Stato-nazione. Anche lo Yemen vede la propria autorità centrale sgretolarsi a causa di divisioni interne e movimenti separatisti, mentre in Libia la caduta del regime di Gheddafi ha gettato il Paese nel caos. La situazione è ancora più grave in Siria, dove il più sanguinario dei regimi arabi ha già ucciso più di 75000 persone. Anche qui, il crollo del regime di Assad condurrà inevitabilmente ad uno smembramento del Paese.

La disintegrazione in atto avrà come conseguenza la nascita di uno Stato curdo. Sia che esista come entità di fatto, sia che venga formalmente riconosciuto, questo avrà un effetto permanente sui confini del mondo arabo (Siria e Iraq) e del Medio Oriente in generale (Turchia e Iran).

La Primavera araba ha rovesciato alcuni regimi, ma non altri. Ma soprattutto ha messo in discussione la validità dello Stato nazione, nel mondo arabo e oltre. I giorni della rivoluzione sono finiti, ma ci aspetta ancora la resa dei conti.

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Cristina Gulfi

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