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La reazione turca è una benedizione

Di José Miguel Clatayud. El País (06/10/12). Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

“Ho visto tre soldati di Assad morti per i colpi sparati dalla Turchia, gli altri se ne sono andati poco dopo. Sono molto grato alla Turchia”. Queste sono le parole di uno stanco, ma sorridente, uomo di Tal Abyad, località siriana sulla frontiera.  Due uomini di Akcakale, località turca, dall’altra parte del confine, scuotono la testa. Guardando verso Tal Abyad, dicono di essere preoccupati e che non sanno cosa può succedere adesso che la Turchia ha attaccato la Siria.

Si sussegue un corteo costante di persone che si muovono dal confine siriano a quello turco con oggetti personali o per comprare qualcosa, o ancora per sfuggire alle bombe.

Anche se ora la situazione è calma, negli ultimi giorni, la tensione tra Turchia e Siria ha raggiunto livelli massimi dall’inizio del conflitto, nel marzo 2011. L’esercito turco infatti, ha risposto per quattro giorni di fila, agli attacchi perpetrati dalla Siria, seguendo le disposizioni del Parlamento turco che ha dato il permesso al Governo di inviare truppe in Siria, qualora fosse necessario.

Nel territorio siriano, continuano ad intensificarsi gli scontri tra esercito e ribelli, soprattutto nelle città vicine al confine turco, come Idlib. Nel territorio turco, l’incidente peggiore è avvenuto quando una donna, le tre figlie e la sorella sono morte per l’esplosione di un ordigno sparato dalla Siria. La Turchia ha risposto immediatamente, bombardando le truppe siriane a Tal Abyad. Queste si sono dovute ritirare, lasciando il controllo della città ai ribelli dell’Esercito Siriano Libero (Esl).

All’ingresso di Tal Abyad è appostato un piccolo gruppo di soldati dell’Esl. Alcuni hanno l’uniforme militare, mentre altri, la maggior parte, indossano sandali. Le uniche armi a vista sono dei vecchi fucili AK-47. Alcuni di loro sono adolescenti. “Non ci aspettavamo una reazione turca, però è stata una benedizione” afferma il leader del gruppo Mahmud ElFaris che aggiunge anche che si è unito all’Esl accompagnato dal figlio di 16 anni. Il gruppo conferma che 24 soldati del regime sono stati uccisi dall’artiglieria turca e aggiunge che le altre truppe si sono ritirate, allontanandosi di 15 km e lasciando il controllo di questa zona all’Esl. ElFaris però, confessa che adesso non hanno nessun piano.

La gran parte dei 4000 abitanti di Tal Abyad si sono andati a rifugiare in Turchia e la città ora ha un aspetto spettrale. Strade vuote e piene di macerie, facciate forate dai colpi sparati. Solo un gruppo dell’Esl alza le braccia e i fucili in segno di vittoria.

“La Turchia è molto buona con noi, ci aiuta ogni giorno. Ci danno da mangiare, da bere, ci lasciano le loro case per i nostri bambini e per noi”, racconta sorridente Abdullah AlRoumi, 19 anni, membro dell’Esl, con indosso l’uniforme militare. Prima era uno studente di Telecomunicazioni nell’Università di Aleppo. Ha deciso di unirsi all’Esl due mesi fa. “Assad ci stava uccidendo ogni giorno di più; nelle università, nelle scuole hanno tagliato l’elettricità, l’acqua, non c’era da mangiare” conclude lentamente in inglese.

Se il conflitto infuria in Siria, in particolare ad Aleppo, estendendosi fino alla frontiera, la Turchia e in particolare Akcakale, cerca di tornare alla normalità, in seguito alla guerra di questa settimana e il suo ricordo: una casa distrutta e due donne e tre bambine uccise.

Nella frontiera, la gente di Tal Abyad ringrazia l’artiglieria turca per aver cacciato le truppe del governo; a Akcakale invece, guardano con apprensione il vicino del sud e continuano a sperare che la guerra non torni a bussare alla propria porta.


Alessandra Cimarosti

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