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La proliferazione delle iniziative delle donne

le iniziative delle donne arabe

le iniziative delle donne arabeDi Sarah El-Masry. Daily News Egypt (28/11/12). Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

Dopo la rivoluzione, passeggiare nelle strade del Cairo, di Alessandria, di Mansoura o di altre grandi città, non è mai noioso. Adesso, come mai prima d’ora, ci si può imbattere in marce, graffiti, cartelloni, proiezioni di video, organizzati da partiti politici, gruppi femminili e attiviste. Molte attiviste hanno creato iniziative e campagne per i propri diritti. Eccone alcune:

“Ho aperto le chiuse”.

Questo slogan appare sull’orgogliosa faccia di una famosa attrice egiziana, Shadia, e ricopre molti muri dei palazzi del Cairo. Se non significa niente per gli stranieri, Fauda, per gli egiziani è un personaggio impresso nella memoria popolare. È infatti un’eroina, l’unica abbastanza coraggiosa da essere riuscita ad aprire le chiuse del fiume che erano state serrate dal despota Atris, per lasciare morire il suo villaggio. Fauda da allora, ha rappresentato il simbolo della libertà e del coraggio.

La storia della partecipazione politica delle donne ha radici nei primi anni del ‘900. Le donne, in Egitto, sono state attive con gruppi di pressione, organizzazioni non governative e con associazioni locali. Sotto il regime di Mubarak, hanno ottenuto molto: la modifica di codici legali come la Legge sullo Stato Personale, la diffusione della consapevolezza di diritti per le donne, la lotta alla violenza sulla donna o alla mutilazione genitale femminile. Dopo la rivoluzione, le iniziative femminili continuano le loro battaglie. L’attivismo femminile però, è stato criticato per il suo allontanarsi dalle comunità locali, in quanto non rappresenterebbe davvero i loro problemi, ma restringerebbe i propri obiettivi a determinate problematiche.

Parole di donne dalla rivoluzione.

“Durante la rivoluzione e subito dopo di essa, i media internazionali erano sempre concentrati sugli uomini. Erano gli uomini a protestare e ad essere fotografati, veniva data poca attenzione alle donne” queste sono le parole di Leil-Zahara Mortada, direttore di WWER, Words of Women From the Egyptian Revolution (Parole di donne dalla rivoluzione egiziana). Mortada è stato irritato dal diffondersi di determinati stereotipi sull’Egitto e sul mondo arabo in generale. “Per questo ho pubblicato su Facebook, un album di foto di sole donne, dei 18 giorni (di rivoluzione), per dimostrare che esistevano e per riconoscere loro il proprio contributo. Tuttavia, la gente spesso si concentrava solo sulla bellezza della donna e non sul contributo e sulla storia dietro la foto. Questa è stata la seconda idea che ha balenato nella mia testa. Si trattava di catturare le storie delle facce nelle foto. Si trattava dell’importanza di preservare la storia orale della rivoluzione”. Mortada ha poi concluso “volevamo estendere l’iniziativa al di fuori del Cairo e di Alessandria, ma non potevamo permettercelo; dopo aver commissionato l’iniziativa ad un gruppo, dei produttori cercheranno di fare un breve tour nei paesi arabi e in particolare, in quelli che hanno vissuto le rivoluzioni, come la Libia, il Bahrain e la Tunisia, con l’obiettivo di insegnare alla gente l’esperienza egiziana di aver conservato la storia orale”.

Fouada Watch.

Dopo la rivoluzione, principi come la responsabilità e la trasparenza sono stati enfatizzati. Per questo motivo, il ACT Egypt, Centre for Advanced Means for Development (Centro di Mezzi Avanzati per lo Sviluppo) ha lanciato l’iniziativa conosciuta come Fouada Watch, col tentativo di monitorare le violazioni dei diritti umani. L’iniziativa è nata dopo l’elezione di Morsi. Fathy Farid, coordinatore di ACT Egypt, ha spiegato “abbiamo pensato che non potevamo andare avanti come avevamo fatto prima della rivoluzione. Avevamo bisogno di nuovi mezzi e metodi per monitorare le autorità legislative e esecutive”. L’iniziativa esamina anche la stampa, la TV e i social network per vedere se il governo cerca di fare censura. Infine, l’iniziativa ha lanciato, in collaborazione con altre ONG e gruppi femministi, campagne per combattere le molestie sessuali.

Nooneswa: Graffiti Harimi.

Questa iniziativa cerca di dimostrare il ruolo della donna nella società. I graffiti fanno riferimento a elementi culturali familiari agli egiziani, come ad esempio a Souad Hosni, una delle attrici più famose del cinema egiziano, Om Kalthoum, la famosa cantante soprannominata “la stella dell’oriente” e usa queste referenze, per comunicare messaggi diversi sullo status delle donne.

La prima campagna di Nooneswa è stata durante la marcia per il primo anniversario del test di verginità di Samira Ibrahim, il 9 marzo. Lo slogan utilizzato è stato “una volta che una donna esce di casa, ottiene un test di verginità”. Gli obiettivi di Graffiti Harimi, secondo quanto affermato da un responsabile, sono “cercare di rompere i tabù e alcune costruzioni sociali. Si usa lo spazio pubblico per convertire gli stereotipi sociali negativi in immagini positive che diano onore alla donna della nostra società”.

La prossima campagna di Graffiti Harimi si concentrerà sul corpo e su come la società oggettivizzi la donna.

L’Intifada delle donne arabe.

Nell’ottobre 2011, quattro giovani attiviste provenienti dal Libano, dall’Egitto e dalla Palestina, hanno creato una pagina Facebook chiamata “L’Intifada delle donne arabe”. Le giovani attiviste hanno come obiettivo la creazione di una piattaforma per donne, per raccontare le proprie storie e per continuare la loro ricerca per definire cosa è “una donna araba”. Una delle amministratrici, Sally Zohney ha affermato “usiamo retoricamente la parola “donna araba”, ma non sappiamo cosa significhi davvero. Attraverso la pagina stiamo scoprendo cosa significa per noi e quale identità ne trascende. Non sappiamo nulla le une delle altre. Una donna egiziana non sa nulla delle donne in Yemen. Quindi è un modo per raccontarci le nostre storie e condividerle tra di noi. È un modo per confermare la nostra identità e cultura”.

Ad ottobre, in coincidenza con l’anniversario, la pagina ha ottenuto l’attenzione di molte donne arabe provenienti da varie parti del mondo. È stata dunque lanciata una campagna interattiva consistente nella pubblicazione di foto di donne con una dichiarazione personale sul perché supportassero l’Intifada delle donne arabe.


Alessandra Cimarosti

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