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La privatizzazione degli enti statali

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Dopo essere stato il mainstream degli anni ’80, la privatizzazione degli istituti pubblici è di nuovo al centro dei discorsi politici

Di Abdallah Al-Radadi. Asharq al-Awsat (31/07/2017), Traduzione e sintesi di Flaminia Munafò

La privatizzazione è la trasformazione di istituti pubblici in entità che gestisce o possiede il settore privato. Storicamente, questo processo si associa ai cambiamenti politici ed economici che avvengono nei paesi: pensiamo al passaggio dell’Europa orientale dal socialismo al capitalismo o alla liberalizzazione politica e i cambiamenti della costituzione nel mondo occidentale. Il presidente americano Reagan e la premier britannica Thatcher furono i primi sostenitori della privatizzazione negli anni ’80, un periodo in cui molte istituzioni statali vennero privatizzate in entrambi i paesi, dal settore delle telecomunicazioni alle imprese ferroviarie o energetiche. A livello statale, alcuni enti pubblici costituiscono un onere per il governo visto che sfruttano il denaro pubblico e le risorse dello stato generando un deficit di bilancio; la privatizzazione di alcuni istituti può permettere di trasformarli in una fonte di reddito per lo stato, o mediante la vendita totale al settore privato, o concedendoli come contratto di investimento per un periodo limitato.

Prima dell’avvio della privatizzazione, lo stato possiede la piena responsabilità nella stesura dei contratti, e, secondo diversi studi, i contratti nulli o non completi costituiscono la ragione principale del fallimento dei progetti di privatizzazione: questo spesso si verifica a causa della capacità del settore privato-dalle ingenti risorse- di trovare lacune nei contratti che permettono di andare oltre certe condizioni con l’obiettivo di risparmiare sui costi. Dopo il lancio dell’iniziativa, il governo si limita a supervisionare l’impegno del settore privato a rispettare le condizioni del contratto per il funzionamento dell’istituzione.
A livello aziendale, l’inizio di questa operazione costituisce un sostegno al settore privato e un incentivo per piani di investimento non convenzionali grazie ai quali è possibile promuovere un nuovo tipo di progetti concreti a lungo termine.

Tuttavia, uno dei problemi che le aziende devono affrontare è come interagire con gli impiegati a livello governativo; ad esempio, se il settore privato desidera licenziare del personale perché non necessario, il governo glielo impedisce in difesa del principio di responsabilità nei confronti di queste persone o per evitare l’aumento della disoccupazione.
L’ultimo obiettivo della privatizzazione è migliorare le performance, o “aumentare l’efficienza”, un punto su cui c’è molto dibattito: la visione generale delle istituzioni governative è che il livello di efficienza è debole, il numero di impiegati supera quello necessario, e il rapporto tra resa materiale e performance dei manager diminuisce la produttività di tali istituzioni.

Che la privatizzazione sia la scelta giusta o meno, questo dipende da diversi fattori: gli obiettivi degli istituti pubblici possono essere politici, economici o sociali. Il governo dovrebbe accettare anche il caso in cui un suo ente sia in perdita, visto che, a differenza del settore privato, il profitto non rappresenta lo scopo principale.

Abdallah Al-Radadi è un ricercatore saudita esperto di gestione finanziaria

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu


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