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La primavera araba ha raggiunto Tindouf?

Di Andreï Touabovitch. Le Courrier Stratégique (27/01/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Ignorato, dimenticato, da più di trent’anni il conflitto del Sahara Occidentale oppone il Marocco al Fronte Polisario sulla questione della sovranità dei vasti territori desertici dell’Africa del Nord. Il Regno marocchino, che amministra il Sahara Occidentale dalla marcia verde del 1975, considera suoi quei territori dalla “notte dei tempi” e si appoggia a una decisione della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja che riconosce dei “vincoli di fedeltà” delle tribù saharawi verso il regno. Da parte sua, il Polisario è sostenuto politicamente, economicamente e militarmente dall’Algeria e rivendica il “diritto all’autodeterminazione dei popoli” per le popolazioni di nomadi saharawi dei territori. Il Fronte amministra i campi di rifugiati di Tindouf, nel Sud-Est dell’Algeria, dove secondo le stime vivono tra gli 80.000 e i 160.000 saharawi.

Ora, pare che proprio nei campi di Tindouf una rivolta sarebbe stata soffocata sul nascere dal Fronte Polisario, a pochi giorni dall’arrivo nella regione dell’ambasciatore americano Christopher Ross, mediatore ONU per il Sahara Occidentale. Secondo fonti della sicurezza algerina, circa 400 abitanti membri della tribù dei Rguibates – alla quale appartiene l’inamovibile segretario generale del Fronte Polisario, Mohamed Abdelaziz – avrebbero organizzato una manifestazione il 23 e il 24 gennaio, sfociata nella presa di controllo della sede della sicurezza del campo “Smara”. I manifestanti reclamavano che si facesse luce sui maltrattamenti inflitti, qualche giorno prima, a dei civili da parte di militari del Polisario.

Sempre secondo la stessa fonte, questa manifestazione sarebbe stata repressa in maniera inflessibile dalle forze di sicurezza del Fronte Polisario, preoccupate che il clima di tensione all’interno del campo si aggravasse. L’esercito algerino, attivo nel campo, sarebbe in seguito intervenuto per tentare di operare una mediazione e placare gli animi. Malgrado ciò, diversi manifestanti si sarebbero messi immediatamente in sciopero della fame, installando un accampamento di fronte alla sede dell’UNHCR.

“Per il Polisario come per l’Algeria, questo clima pre-insurrezionale nel campo di Tindouf non poteva capitare in un momento peggiore”. In effetti, a breve si terranno le presidenziali algerine e i negoziati tra Marocco e Polisario si trovano a un punto morto da circa diciotto mesi. Se la destabilizzazione del campo di Tindouf dovesse durare a lungo, tanto Algeri quanto il Polisario temono che il Marocco ne approfitterà per avanzare con il piano di autonomia per il Sahara messo sul tavolo dalla primavera del 2007.

L’altro scenario-incubo che potrebbe emergere, anch’esso temuto sia da Polisario che da Algeri, sarebbe la rinnovata radicalizzazione degli elementi del Polisario che vivono nel campo, a qualche mese dalla notizia sui legami tra il Fronte e l’AQMI.

Inoltre, secondo gli osservatori, se la “primavera araba” conquistasse Tindouf, esiste il rischio appurato che un movimento di transumanza massiva vada a installarsi tra i campi e il Sahara Occidentale amministrato dal Marocco, facendo temere l’emergere di un rischio umanitario e sanitario.

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Roberta Papaleo

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